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Scoppia caso Milone, Vaticano: indagini illecite su Santa Sede

24 settembre 2017 | 12.19
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Piazza San Pietro e la Basilica (FOTOGRAMMA)

"Non mi sono dimesso volontariamente. Sono stato minacciato di arresto. Il capo della Gendarmeria mi ha intimidito per costringermi a firmare una lettera che avevano già pronta". E' quanto afferma Libero Milone, raccontando la sua verità sulle dimissioni da primo Revisore generale dei conti vaticani in un'intervista concessa al 'Corriere della Sera', al 'Wall Street Journal', all'agenzia Reuters e a 'Sky Tg24'.

Racconto dopo il quale la Sala stampa vaticana afferma che Milone, il cui ufficio, "esulando dalle sue competenze, ha incaricato illegalmente una Società esterna per svolgere attività investigative sulla vita privata di esponenti della Santa Sede", è venuto meno all'accordo di riservatezza.

IL 9 MAGGIO - L'incarico arrivato il 9 maggio 2015 riguardava l'analisi dei bilanci e i conti della Santa Sede e delle amministrazioni collegate. Lo scorso 19 giugno Milone ha presentato le dimissioni al Pontefice che le ha accettate. E ora rivela di non essersi dimesso volontariamente. "Parlo solo ora perché volevo vedere cosa sarebbe successo dopo le mie dimissioni" afferma, sottolineando che visto che "in questi tre mesi dal Vaticano sono filtrate notizie offensive per la mia reputazione e la mia professionalità" non "lo potevo più permettere".

"Mi spiace molto per il Papa - precisa -. Con lui ho avuto un rapporto splendido, indescrivibile, ma nell'ultimo anno e mezzo mi hanno impedito di vederlo. Evidentemente non volevano che gli riferissi alcune cose che avevo visto. Volevo fare del bene alla Chiesa, riformarla come mi era stato chiesto. Non me l'hanno consentito".

IL 19 GIUGNO - Milone ricostruisce così le tappe della vicenda e non esclude, dice alla fine, che possa arrivare alla denuncia. Il 19 giugno "fui ricevuto dal sostituto alla segreteria di Stato, monsignor Becciu, per parlargli del contratto dei miei dipendenti. E invece mi sentii dire che il rapporto di fiducia col Papa si era incrinato: il Santo Padre chiedeva le mie dimissioni. Ne domandai i motivi e me ne fornì alcuni che mi parvero incredibili. Risposi che le accuse erano false e costruite per ingannare sia lui che Francesco; e che comunque ne avrei parlato col Papa. Ma la risposta fu che non era possibile. Becciu mi disse invece di andare alla Gendarmeria".

In Gendarmeria, spiega Milone, "notai subito un comportamento aggressivo. Ricordo che a un certo punto il comandante Giandomenico Giani mi urlò in faccia che dovevo ammettere tutto, confessare. Ma confessare che cosa? Non avevo fatto nulla". E aggiunge: "Scoprii che indagavano da oltre 7 mesi su di me. Hanno sequestrato documenti ufficiali protocollati e coperti dal segreto di Stato". "Impedirlo? Non potevo fare niente. Ero intimidito".

LA REPLICA DEL VATICANO - "La Santa Sede prende atto con sorpresa e rammarico delle dichiarazioni rilasciate da Libero Milone, già Revisore Generale. In questo modo egli è venuto meno all'accordo di tenere riservati i motivi delle sue dimissioni dall'Ufficio. Si ricorda che, in base agli Statuti, il compito del Revisore Generale è quello di analizzare i bilanci e i conti della Santa Sede e delle amministrazioni collegate. Risulta purtroppo che l'Ufficio diretto da Milone, esulando dalle sue competenze, ha incaricato illegalmente una Società esterna per svolgere attività investigative sulla vita privata di esponenti della Santa Sede". E' quanto afferma la Sala stampa vaticana dopo le dichiarazioni dell'ex primo Revisore generale dei conti vaticani.

"Questo, oltre a costituire un reato - riferisce la nota -, ha irrimediabilmente incrinato la fiducia riposta nel Dott. Milone, il quale, messo davanti alle sue responsabilità, ha accettato liberamente di rassegnare le dimissioni. Si assicura, infine, che le indagini sono state condotte con ogni scrupolo e nel rispetto della persona".

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