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Vaticano, la 'dama di Becciu': "Privacy per Perlasca e io messa alla gogna"

06 ottobre 2021 | 18.50
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Cecilia Marogna: "Mi hanno distrutto, oggi una mezza vittoria, ma contorta e contraddittoria"

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"Una mezza vittoria, ma contorta e contraddittoria. In 12 mesi siamo ancora a questo punto, ed è un'ingiustizia". Così all'Adnkronos Cecilia Marogna, l'imprenditrice cagliaritana finita a processo insieme al cardinale Angelo Becciu e ad altre 9 persone per lo scandalo finanziario nato dall'acquisto del palazzo di Sloane Avenue a Londra, commenta la decisione del Tribunale Vaticano che ha disposto l'annullamento parziale della citazione a giudizio, invitando i promotori di giustizia della Santa Sede a depositare tutti gli atti, compreso il video interrogatorio del principale testimone dell'accusa, mons. Alberto Perlasca.

Tra le prove che a parere della Marogna - divenuta nota alle cronache come 'dama del cardinale' per il rapporto fiduciario che la lega a Becciu - non sono state inserite nel fascicolo processuale ci sono anche "il verbale con le dichiarazioni contro di me di Francesca Chaouqui" e "le copie ufficiali su carta intestata delle banche degli estratti conto" che la riguardano. "Perché non mi dai documenti ufficiali e invece mi dai uno schemino fatto su Excel? - lamenta - I conti già non tornano a monte..."

Soprattutto, però, la questione riguarda il video con la deposizione di mons. Perlasca, la cosiddetta 'prova regina', che i pm non hanno depositato per questioni di privacy. "Non vogliono dare il video dell'interrogatorio di Perlasca per questioni di privacy quando a me mi hanno messo alla gogna mediatica mondiale, dipingendomi come la 'dama del cardinale', una millantatrice, una pazza, una truffatrice. E' mostruoso. Tanto più con la professione che svolgo, altamente sensibile".

"Ma hanno capito cosa mi hanno fatto? - continua la Marogna all'Adnkronos - Sono una madre single e non posso lavorare, mi hanno bloccato tutti i conti, mi hanno lasciato senza un euro. In Slovenia mi hanno bloccato società e soldi, in Italia mi hanno addirittura iscritto nel database criminale. Mi hanno distrutta. Hanno basato l'accusa su di me sulla trasmissione mandata in onda dalle Iene e sugli articoli di giornale, quando i miei pagamenti sono stati autorizzati direttamente da Bergoglio, e ci sono gli screenshot a dimostrarlo. E sono stata autorizzata non per certo per pagare il riscatto di un rapito...".

"Stanno giocando con la pelle delle persone, è inaccettabile. Erano convinti che al terzo giorno a San Vittore sarei crollata per distruggere chi dovevo distruggere - dice la Marogna - ma io sono una che costruisce, non una che distrugge. Non sono una donna che si vende".

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