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Vendola vs Calenda, scontro social senza fine

21 maggio 2019 | 18.15
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Carlo Calenda - FOTOGRAMMA

Il botta e risposta via web e social va avanti da domenica, quando Nichi Vendola ha dedicato la sua rubrica, 'Il dito nell'occhio', sul sito michelesantoro.it a Carlo Calenda: 'Il più liberista tra i liberisti, il meno liberale tra i liberali, il perfetto 'homo confindustrialus', l’icona classica di come dovrebbe essere la sinistra politica secondo i desideri della destra economica. Che brividi!', scrive Vendola di Calenda.

"E che suggestioni: come mettere l’uomo di Neanderthal -aggiunge- a capo di un club di futurologia. Ecco: il nuovo Pd di Zingaretti ha lo charme archeologico del Pd di Renzi, del Renzi che ritrova Calenda come Albano con Romina (e questa non è solo politica, è grande letteratura)”. Sono seguite le repliche, via twitter, del diretto interessato. "Vecchioni ha dato una bella definizione di sinistra come 'chi è inclusivo'. Esiste al contrario una 'sinistra' la cui unica occupazione è collezionare luoghi comuni per escludere. È la 'sinistra' dei simboli prima dei contenuti. E che suggestioni: come mettere l’uomo di Neanderthal a capo di un club di futurologia".

E aggiunge l'ex-ministro dello Sviluppo: "Pensare che secondo me invece @NichiVendola è stato un buon governatore della Puglia. Abbiamo opinioni molto diverse, ma non mi sognerei mai di attaccarlo in modo così volgare e sgangherato mentre il paese è in mano a questi. Evidentemente abbiamo priorità diverse Ad maiora Nichi". Oggi è arrivata la controreplica di Vendola sempre sul sito di Michele Santoro. "Capisco il malumore di Calenda, ma la volgarità è un’altra cosa", scrive l'ex-governatore della Puglia e ribadisce il scetticismo sulla "union sacrée contro i barbari, un copione vecchio, una cosa già vista".

“Mi spiace che Carlo Calenda -scrive Vendola- se la sia presa a male per il mio pezzo su di lui. Una rubrica che si chiama 'il dito nell’occhio' è in tutta evidenza uno spazio polemico, abitato dall’iperbole, dal sarcasmo, da sentimenti forti e talvolta alterati. Le notazioni di costume oppure fisiognomiche in ciò che scrivo (il sorriso imbalsamato di Di Maio, le scarpette rosse di Ratzinger, la fisicità squadristica di Salvini, il broncio infantile di Calenda, ecc.) sono richiami, anche caricaturali, al mondo valoriale e ideologico che vive nel vocabolario, nel look e persino nella mimica di ciascuno di questi protagonisti della vita pubblica".

"Per questo penso sia fuori luogo l’accusa di volgarità. Capisco il malumore di Calenda, ma la volgarità è un’altra cosa. Io sono d’accordo con lui nel dare enfasi alla scena grottesca e tragica del governo giallo-verde, nel denunciare i rischi di questa deriva della politica, della cultura, dello spirito pubblico del nostro Paese: ma il punto è capire perché siamo giunti a questo esito catastrofico. Rispondere col buon senso di sempre (non dividiamoci, anzi allarghiamoci fino a Macron, union sacrée contro i barbari) è un copione vecchio, una cosa già vista: è il film della rimozione delle ragioni della sconfitta storica della sinistra in Italia e nel mondo".

"Tra l’altro sorrido (ma vorrei piangere) pensando che mentre a sinistra qualcuno teorizzava l’anacronismo della divisione tra destra e sinistra, la destra è tornata in grande spolvero e miete consensi di popolo teorizzando ben altro: il ritorno al radicalismo ideologico, al suprematismo bianco, al razzismo camuffato da realismo, al fascismo rinverdito”, conclude

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