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Venezia 78, parla Sorrentino: "Non mi aspettavo niente, emozionato più che all’Oscar"

12 settembre 2021 | 09.03
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Il regista racconta le emozioni e i progetti dietro il premio a ‘È stata la mano di Dio’

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Per Paolo Sorrentino il primo desiderio dopo essere stato premiato a Venezia 78 è stato “vedere i gol del Napoli che ha vinto con la Juventus”. Lo ha confessato il regista poco dopo la premiazione, accarezzando con soddisfazione il Leone d’Argento Gran Premio della Giuria vinto alla mostra di Venezia dal suo ‘È stata la mano di Dio’. Poi più serio, incontrando i giornalisti all'Hotel Excelsior del Lido con un sigaro in una mano e il premio nell'altra, ha aggiunto: “Ora torno a Roma a riposarmi un po’. Sono stati 10 giorni molto belli ma faticosi, sono andato da Venezia a Telluride e poi sono tornato a Venezia”.

Ti aspettavi un premio? “Non mi aspettavo niente. È capitato anche a me di far parte di giurie e il funzionamento delle giurie è quanto di più imprevedibile e stravagante ci sia, quindi non bisogna mai aspettarsi premi, quando decidono 7, 8 o 10 addetti ai lavori”. Il fatto che il film fosse stato accolto bene dalla stampa “per me non era un indicatore valido per prevedere la decisione della giuria”, ha confessato il regista che con questo film segna un cambiamento nella sua cinematografia, sia dal punto di vista stilistico che per il coraggio di raccontare una storia intima e dolorosa come la scomparsa dei suoi genitori quando era ancora un adolescente.

"Sì, probabilmente farò dei film più semplici", ha detto il regista. “Può essere che questo film sia un punto di svolta nel senso che ho scoperto una certa semplicità, che alcuni chiamano maturità. Sarà la presenilità – ha scherzato il regista, che lo scorso anno ha compiuto 50 anni - io preferisco pensare di rimanere immaturo. Però magari andando avanti ho scoperto che ci sono cose non necessarie: funziona nella vita come nel cinema".

Sul suo attuale rapporto con il cinema, Sorrentino ha aggiunto: "Ho capito adesso dopo tanti anni che l'unico momento in cui sono veramente a mio agio nel mondo è quell'intervallo di tempo tra quando dico 'azione' a quando dico 'stop'. Quindi devo riconoscere che il cinema mi ha dato la possibilità di sentirmi dove devo stare. Per il resto, come tanti di noi, sono a disagio".

Quanto al potere terapeutico di un film che racconta la parte più dolorosa della sua storia, Sorrentino ha spiegato: "Cosa mi ha dato questo film ancora non lo so, è un po' a rilascio lento. Tra sei mesi saprò dire cosa mi ha dato. Sicuramente condividere queste esperienze in maniera così costante dopo tanti anni che erano solo un monologo mio interiore, penso sia di grande aiuto. Non è né liberatorio né terapeutico ma comincio a parlare così tanto con tutti voi di queste vicende che comincio ad annoiarmi dei miei dolori e quindi pian pianino sto scivolando in una discreta felicità", ha concluso.

“Sono molto emozionato, non so perché ma sono molto emozionato da quando venerdì pomeriggio mi ha chiesto di andare alla cerimonia di premiazione. Mi è capitato di prendere altri premi ma ero più preoccupato, ansioso. L’Oscar? Sono premi diversi, allOscar si arriva dopo mesi e mesi di viaggi, di campagna. Si arriva anche stanchi. Soprattutto per chi fa avanti e indietro tra Stati Uniti e Italia. Ad un certo punto non vedi l’ora che finisca”, ha aggiunto sorridendo. “Questo premio è più inaspettato e poi so come ci si sente a non ricevere la telefonata che ti chiede di restare fino alla premiazione”, ha sottolineato.

Sei pronto a tornare ad affrontare una nuova campagna per l’Oscar con questo film? “Mi sembra sia tutto prematuro. Bisogna fare i passetti uno alla volta. Intanto siamo contenti di questo premio e poi da domani ci sediamo con tutta la squadra che c’è dietro questo film e vediamo il da farsi”, ha detto Sorrentino.

Quanto a Nicola Giuliano, il produttore e amico che Sorrentino ha ringraziato commuovendosi sul palco della Mostra di Venezia e che per la prima volta non è parte di un suo film, Sorrentino ha spiegato: “Nicola mi ha accolto da ragazzo, siamo stati e siamo molti amici. Abbiamo fatto tanti film e tante esperienze insieme, poi io avevo voglia di fare delle cose diverse, di cambiare un po’ una serie di miei collaboratori, perché anche questo lavoro ha dei rischi di routine, che portano a sedersi e a essere meno motivati”. E infatti, i cambiamenti sono stati diversi: “Anche il direttore della fotografia, il costumista, lo scenografo. Gran Parte dei capi reparto non sono quelli con cui ho lavorato nei film precedenti”, ha proseguito. “Questo non vuol dire che in futuro non tornerò a lavorare con queste persone”, ha sottolineato. Quanto alla direzione della fotografia affidata a Daria D’Antonio, che è anche sua cognata, il regista ha confessato: “Avevo un antico desiderio di tornare a lavorare con lei. Avevamo lavorato insieme tanti anni fa, quando era operatrice di macchina”.

Di nuovo (era già accaduto agli Oscar), ricevendo un premio Sorrentino ha ringraziato Maradona: “Maradona è uno dei pilastri di questo film, anche se la sua presenza è più evocata che reale”.

Quanto alla dedica a Toni Servillo (“A chi mi dice: ma perché fai un altro film con Toni Servillo? Io ora posso rispondere: guardate dove sono arrivato facendo i film con Toni Servillo”) Sorrentino ha spiegato di averlo molto apprezzato anche nel film di Mario Martone dove interpreta Eduardo Scarpetta: “Lui è bravissimo ed il film è bellissimo”.

Quanto al successo internazionale del film, apprezzato dai critici stranieri presenti a Venezia quanto a Telluride, Sorrentino ha detto: “Questa vicenda umana si basa sulla famiglia, sulla gioia, sull’allegria e poi sul lutto e sul dolore. Sono temi universali. Si capiscono ovunque. E io sono stato sincero. Spero che questo arrivi”, ha sottolineato Sorrentino.

Su Filippo Scotti, l’attore che nel film interpreta proprio Sorrentino da ragazzo e che ha vinto a Venezia il Premio Mastroianni dedicato agli attori emergenti, Sorrentino ha scherzato: “Io proverò a lavorare ancora con lui ma con tutti questi premi probabilmente mi dirà che ha meglio da fare…”.

Sulla vittoria dei Leoni d’Argento andata a due film Netflix (il suo e quello di Jane Campion) è probabile che gli esercenti non faranno i salti di gioia per via dell’approdo sulla piattaforma può andare a scapito delle sale: “Non voglio entrare in questa polemica, perché io posso parlare di quello succede dalla scrittura al missaggio di un film ma per il resto ci sono altre figure deputate. Mi pare comunque che tre settimane in sala, in questo momento storico, sia un lasso di tempo ragguardevole. Come tutti i registi, ho piacere che il film esca in sala”. 'È stata la mano di Dio' uscirà in cinema selezionati il 24 novembre e su Netflix il 15 dicembre.

di Antonella Nesi

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