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M5S: voci di scissione, Casaleggio 'se vogliono andare vadano...'

04 dicembre 2014 | 19.43
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Parlamentari sul piede di guerra contro i vertici, ribelli disertano l'assemblea. Si parla di 20 senatori e 27 deputati pronti a lasciare il movimento. Il Direttorio frena sulle ipotesi di nuove espulsioni e fa sapere che i 5 diserteranno l'Open Day di Pizzarotti per evitare strumentalizzazioni

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Attivisti del M5S

Venti di guerra nel M5S. Crescono i malumori dopo l'espulsione di Massimo Artini e Paola Pinna e la nomina di un 'direttorio' voluto da Grillo e Casaleggio e approvato dalla Rete. Il guru del Movimento arriva a Roma per una lunga riunione con i 5, poi vede qualche parlamentare. I dissidenti non sanno del suo arrivo ed evitano accuratamente di incrociarlo. Poco dopo si coordinano via sms: niente assemblea congiunta, non andiamo. Una sorta di sabotaggio organizzato: "Ormai si vive da separati in casa", si sfoga uno di loro. Alla fine vanno solo Marta Grande, Roberto Cotti, Gessica Rostellato e Tatiana Basilio.

Le voci di una scissione ormai alle porte si fanno sempre più insistenti e rimbalzano tra i 'falchi'. C'è chi parla di 20 senatori e 27 deputati pronti a lasciare. Numeri che fanno impallidire: il gruppo del Senato ne uscirebbe dimezzato. Ma l'unica certezza, al momento, è che il senatore e tesoriere del gruppo, Giuseppe Vacciano, si sia preso 2-3 settimane per riflettere sul da farsi: restare nel Movimento o lasciare Palazzo Madama.

Molti altri, soprattutto a Montecitorio, starebbero valutando di rassegnare le dimissioni. I 5 del 'direttorio', e non solo loro, ne avrebbero parlato oggi con Gianroberto Casaleggio, arrivato a sorpresa a Roma. "Se vogliono andare facciano pure, liberissimi...", avrebbe tagliato corto, a quanto apprende l'Adnkronos, il guru pentastellato con alcuni di loro.

Ma si fa sempre più strada tra i 5 Stelle la convinzione che il Pd, e non solo il partito di Renzi, stiano facendo scouting tra le loro file. "La verità è che ognuno di noi è schedato - sostiene il senatore Sergio Puglia, considerato un 'fedelissimo' e per giunta coinquilino di Carlo Sibilia, fresco di nomina al direttorio - sanno bene da chi andare, chi è più debole e può cedere. Non a caso da me 'nun vennen mai'. Comunque, sia ben chiaro: chi non regge la lotta dura può andare. Noi per questo siamo stati eletti".

L'appuntamento di Parma, l'Open Day di Federico Pizzarotti, da molti viene visto come lo spartiacque. "Assolutamente non ci saranno espulsioni - assicura il capogruppo al Senato Alberto Airola, allontanandosi dalla Camera dopo aver visto Casaleggio - del resto siete stati voi giornalisti a definirla la 'Leopolda' di Pizzarotti. Niente espulsioni, state certi". Concetto ribadito da uno dei cinque del direttorio: ''Non ci sarà nessuna espulsione'', assicura Roberto Fico che in assemblea avrebbe fatto sapere che il direttorio a Parma non ci andrà proprio "per evitare strumentalizzazioni. Se fossimo andati, i giornali avrebbero scritto che siamo contro Grillo e Casaleggio. Essendo il nostro primo atto, non è il caso". "Ci dispiace che sia questa la decisione - avrebbe risposto a Fico la deputata Giulia Sarti - ma che i parlamentari che vanno non siano inseriti in una black list".

Molti infatti non credono a certe garanzie, visto che in altre occasioni la 'scure' del duo Grillo-Casaleggio è calata via blog senza nessun preavviso. La tensione resta quindi alta e Di Maio cerca di sdrammatizzare: "Problemi di direttorio", scherza con i cronisti che lo vedono arrivare zoppicante per un infortunio alla caviglia.

Intanto un mandato a termine, una sorta di tagliando, a quanto apprende l'Adnkronos, sarebbe stato chiesto da Silvia Benedetti per il direttorio voluto da Grillo e Casaleggio. "Qualcuno ha detto che se questo progetto fallisce, allora falliamo tutti - avrebbe detto Benedetti nel corso dell'assemblea congiunta dei 5 Stelle - Io non mi prendo la responsabilità di qualcosa che non è stato condiviso". Da qui la richiesta di fissare "un tempo massimo al vostro mandato, così valutiamo se siete un carrozzone".

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