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Expo: Barilla, con donne + 30% di produzione agricola

20 aprile 2015 | 13.34
LETTURA: 4 minuti

La Fondazione Barilla center for food and nutrition richiama l’attenzione su un fenomeno importante, che potrebbe essere la chiave per uno sviluppo agricolo sostenibile e propone impegni concreti in vista della Carta di Milano

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Se le donne avessero un accesso alle risorse produttive uguale a quello degli uomini nei Paesi in via di sviluppo, i raccolti potrebbero aumentare dal 20 al 30%. In occasione della Giornata della Terra, il 22 aprile, e in vista di Expo 2015, la Fondazione Barilla Center for Food and Nutrition richiama l’attenzione su un fenomeno importante, che potrebbe essere la chiave per uno sviluppo agricolo sostenibile. E propone impegni concreti attraverso il suo Protocollo di Milano, uno dei documenti di riferimento per la preparazione della Carta di Milano voluta dal Governo italiano.

Le donne ricoprono un ruolo fondamentale nel settore agricolo e nelle economie rurali, ma spesso sono costrette ad affrontare limitazioni che ne riducono la produttività. In Asia meridionale e nell’Africa Sub-Sahariana rispettivamente quasi il 70% e il 60% della forza lavoro donne è impiegata in agricoltura ma meno del 20% dei proprietari agricoli sono donne.

"Una delle ragioni di questa situazione è il dilagare della speculazione finanziaria sui beni alimentari e sui terreni agricoli, come ad esempio il land grabbing, uno dei problemi mondiali a cui è urgente trovare una soluzione – afferma Danielle Nierenberg co-fondatrice di Food Tank e membro dell’Advisory Board della Fondazione Barilla Center – fra le conseguenze più gravi di questo fenomeno c’è l’esclusione delle comunità locali dalla gestione della terra e dai progetti di sviluppo agricoli se non addirittura la violazione dei diritti umani. Ed in particolare questo riguarda le donne, che rappresentano il 43% della forza lavoro in agricoltura nei Paesi in via di sviluppo: esse sono quindi una risorsa fondamentale per il settore, da tutti i punti di vista. È stato infatti calcolato che in quei territori, se le donne avessero lo stesso accesso alle risorse produttive degli uomini, i raccolti potrebbero aumentare fra il 20 e il 30%, incrementando la produzione agricola totale dei Paesi in via di sviluppo fino al 4% e contribuendo quindi a ridurre tra il 12 e il 17% il numero di persone che soffrono la fame nel mondo".

La Fondazione Barilla propone alle istituzioni e alle organizzazioni che sostengono il Protocollo di Milano alcuni impegni concreti per un’agricoltura sostenibile: leggi per disciplinare la speculazione finanziaria internazionale sulle materie prime e la speculazione sulla terra, proteggere le comunità dal land grabbing, limitare la destinazione di terreni alla produzione di biocarburanti, bioplastiche e mangimi, limitare l’uso dei biocarburanti al 5% nell’ambito degli obiettivi nazionali per le energie rinnovabili.

L’attività di sensibilizzazione del Bcfn non riguarda solo le istituzioni. Ogni cittadino può fare la sua parte, quotidianamente, con piccoli gesti e attenzioni, ad esempio acquistando prodotti che provengono da una filiera virtuosa e sostenibile, impostando la dieta alimentare su prodotti diversi, in particolare frutta e verdura, e facendosi portavoce di iniziative contro lo spreco alimentare e favore di una dieta equilibrata.

Il tema dell’agricoltura sostenibile è uno dei pilastri sui quali il Bcfn lavora dal 2009. Il Protocollo di Milano, che ha raccolto le adesioni di oltre 100 tra istituzioni e organizzazioni pubbliche e private e di migliaia di cittadini privati nel mondo, è uno dei documenti di riferimento per la preparazione della Carta di Milano, voluta dal Governo italiano, la cui versione finale sarà consegnata il 16 ottobre al segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon.

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