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Vincenzo Palazzo: "In passerella rivivo l'Acid House, il futuro? Sogno un grande brand"

22 giugno 2021 | 11.24
LETTURA: 3 minuti

Lo stilista e fondatore di Vìen si ispira al movimento baggy e all'Haçienda di Tony Wilson per la spring-summer 2022

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Vincenzo Palazzo (al centro) con ai lati due look della nuova collezione uomo ss 22 e pre summer donna

Le radici sono pugliesi ma il curriculum è internazionale. Un binomio consolidato quello di Vincenzo Palazzo, che ha contribuito a tracciare la strada del suo successo, proiettandolo, in una manciata di stagioni, nel gotha degli stilisti emergenti più apprezzati. Vincenzo è lo stilista di Vìen, il brand made in Puglia, amato anche da Lady Gaga, che oggi presenta la sua prima main uomo spring-summer 2022 e pre summer donna. Una collezione che è un ritorno al suo primo amore, la musica - punto di riferimento costante di Vincenzo - in particolare la Acid House e il movimento baggy, nate a Manchester tra gli anni Ottanta e Novanta, come racconta lui stesso all'Adnkronos.

"Per questa collezione mi sono ispirato alla Acid House e al movimento baggy, nate a Manchester tra anni Ottanta e anni Novanta - spiega lo stilista -. Erano gli anni dell'Haçienda di Tony Wilson, club visionario di Manchester, è lì che è nato il rave, la gente ballava elettronica per tutto il weekend, c'erano i famosi 24 hours party. Quello stile baggy, con pantaloni e t-shirt larghe, il k-way, le magliette tie-dye, è quello che involontariamente vestiamo oggi tutti noi e ho rivisitato a modo mio".

La genesi del baggy risale alla fondazione di 'The Factory', casa discografica di gruppi come Joy Division prima e New Order poi. Ma la musica nella collezione è rappresentata anche da band rock alternative come Stone Roses, Happy Mondays e Charlatans che, incorporando la dance elettronica nel proprio sound, fungevano da collegamento tra l'indie e l'acid house, tra la cultura rock e quella rave. 41 i look, che mixano denim giapponese, volumi baggy, t-shirt oversize con il logo della band, stampe tie-dye rivisitate, buckets hats, abbigliamento worker che si mixano a capi sartoriali, come la grisaglia in fresco di lana abbinata al jersey psichedelico. Lato accessori spicca il marsupio in nylon giapponese da portare sia a tracolla sia agganciato in vita o a mano. "Vìen è il contrasto tra due mondi, la mia parte streetwear e quella sartoriale - rimarca lo stilista - sono mondi opposti ma che convivono. Poi in base alla soundtrack che ascolto mi lascio ispirare".

Anche per Vincenzo quello passato è stato un anno difficile. Anche se qualcosa di positivo c'è stato. "L'unica cosa buona che ha fatto il Covid è stata farmi ridimensionare la collezione - osserva lo stilista -. Inoltre ho voluto dar voce alla parte musicale, a un settore che è stato massacrato. La soundtrack del video della collezione è di un produttore di un'etichetta underground di Milano, il video lo abbiamo girato nei Magazzini generali, tempio delle discoteche milanesi, chiuso dall’inizio della pandemia".

Artista a tutto tondo, ex bassista, Vincenzo è innamorato di quello che fa. Basta guardarlo negli occhi per capirlo. "Per me è sufficiente creare e che sono felice" ammette. Un sogno nel cassetto, confessa, ce l'ha. "Mi piacerebbe disegnare un brand che ha un heritage importante, fare il direttore creativo - rimarca -. Mi piace scavare negli archivi, e avere modo di farlo per un grande nome sarebbe il mio sogno. Mi piace prendere le cose che amo del passato e dare loro linee moderne. Lavorare con un bel brand, con una storia importante, sarebbe una bella sfida". (di Federica Mochi)

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