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Vino, 'Aperta': tra sostenibilità, passione e arte il racconto dei 20 anni di Roccafiore

23 gennaio 2023 | 15.55
LETTURA: 5 minuti

Un libro dedicato alla cantina umbra e al suo impegno per il territorio e la cultura

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Architettura, paesaggio, enologia, romanticismo, territorio e arte. In una parola: ‘Aperta’. Un acronimo che è il titolo del volume che la famiglia Baccarelli, imprenditori umbri alla terza generazione, ha voluto per i 20 anni di una delle aziende del Gruppo, quella che più esprime la passione per il territorio: Roccafiore, azienda agricola, cantina vitinicola e resort alle porte di Todi, nella ‘Strada dei vini del cantico’ in omaggio a San Francesco, che in queste colline aveva tracciato le linee della spiritualità.

All’inizio degli anni ‘90 Leonardo Baccarelli, imprenditore nel settore dell’energia e dei prodotti petroliferi, appassionato di arte, di natura e del ‘bello’, sceglie proprio questo luogo incontaminato per sviluppare il suo sogno: una cantina, un resort, una spa olistica, dove produrre vini secondo natura e con una vocazione fortemente sostenibile. Oggi, trascorsi 20 anni, grazie ai figli Luca e Ilaria, Roccafiore è un’affermata realtà che si è distinta per l'elevata qualità sia dei vini prodotti sia dell’ospitalità.

Ma non solo. Roccafiore è una realtà ‘aperta’: alle idee, alle novità e all’arte, frutto di una scelta che la famiglia Baccarelli ha fatto sin dall’inizio, quella di creare un luogo che non sia solo destinazione, ma anche contenitore di passioni, creatività e autenticità. E la sintesi di questa visione vuole esprimere il volume ‘Aperta’ (Fabrizio Fabri Editore), curato da Paolo Nardon (docente di Antropologia dell’arte all'Accademia di Belle Arti ‘Pietro Vannucci’ di Perugia), descrivendo tutte quelle forme di apertura che hanno caratterizzato le scelte imprenditoriali della famiglia Baccarelli, che poi rispecchiano il suo modo di essere.

“Questo libro - afferma Leonardo Baccarelli - esprime tutto il bello del progetto Roccafiore, dalla residenza all’azienda agricola, alla cantina, quindi il piacere e l’amore che abbiamo avuto per questo meraviglioso territorio. Come scrivo nel libro, mi sono sentito un pochino un artista, anche se faccio l’imprenditore, perché abbiamo modellato e creato un’opera d’arte, che è tutto quello che circonda la cantina: dai semplici campi abbiamo ricavato un grande giardino”.

Un investimento, quindi, soprattutto per il territorio. “Quelli sul territorio - sottolinea - sono investimenti importanti, che si fanno con il cuore, con la passione; bisogna dimenticarsi un po’ della parte finanziaria, pensare che è un qualcosa per chi verrà dopo e per un rispetto dell’ambiente. Dato che io nella mia vita ho trattato sempre prodotti petroliferi, allora mi sono detto di fare qualcosa anche per l’ambiente, costruendo qualcosa che possa rimanere nella storia come bellezza ma anche come semplicità. L’azienda stessa nasce da subito biologica, non abbiamo mai usato irrigazione, acqua, non usiamo prodotti chimici, ma solo concimi naturali, quindi è un’azienda sostenibile oltre che biologica, e questo ci sta dando soddisfazioni per i prodotti che stanno nascendo”.

C’è poi l’amore per l’arte che ‘sposa’ quello per il vino e che proprio a Todi, borgo medievale aperto al contemporaneo che tanti artisti ha ospitato negli ultimi anni (fra tutti, la scultrice americana Beverly Pepper, scomparsa nel 2020, le cui opere oggi vivono nel primo Parco monotematico di scultura in Umbria, grazie alla Fondazione che porta avanti i suoi progetti), guarda a nuove forme di espressione.

“Io sono diventato appassionato di arte contemporanea - racconta Leonardo Baccarelli - dopo che ho iniziato a conoscere i vari artisti, che poi ho sempre invitato in cantina a fare mostre. Poi è nata questa idea insieme con Bruno Ceccobelli di ‘Scrigni d’autore’: da una cassetta di vino abbandonata, che non ha più il contenuto, ossia la bottiglia del vino, gli artisti hanno ricavato un’installazione o un’opera d’arte; abbiamo così ridato una nuova vita a una materia che era finita. All’arte mi sto avvicinando sempre di più, non da esperto ma da appassionato, e ho un rapporto meraviglioso con gli artisti, cerco di entrare nel loro intimo, di capire come ragionano, cosa vogliono fare, per capre anche le opere stesse. Del resto, l’arte e il fare vino sono mondi che si parlano: anche il fare vino, come diciamo sempre ma ci crediamo anche, è arte, perché trasformiamo un prodotto che viene dalla natura, il più semplice. Ed è arte anche avere una cantina in una certa maniera, è arte anche il modo di agire nei confronti dei propri collaboratori e istruirli attraverso conoscenze che ci portano verso quello che sarà il nostro futuro, un futuro più ecologicamente interessante”.

E osservando la cantina, costruita nel 2005, si capisce subito che non è stata concepita soltanto come un luogo di produzione, ma il fulcro di un processo in cui le intenzioni da cui derivano le scelte produttive e il risultato finale sono strettamente connessi, in un legame virtuoso tra estetica e funzione, arte e natura.

“Date queste affinità tra arte e vino, mi piace pensare alle cantine, non solo Roccafiore, ma anche a molte altre, non soltanto come semplici contenitori, dei luoghi in cui si produce e conserva vino, quanto piuttosto a spazi universali, dove il sapere tecnico legato alla produzione vitivinicola si fonde alla cultura di un luogo, alla storia e all’arte, in tutte le sue forme, e nel segno del culto del ‘bello’. Tutto ciò può rendere unica l’esperienza dell’accoglienza in cantina: anche questa è apertura agli altri. Per rendere maggiormente concreto questo connubio tra arte e vino, sarebbe interessante organizzare mostre in cantina, conferenze sull’arte e degustazioni. Potrebbe essere un’esperienza interessante sia per gli amanti dell’arte che del vino. D’altronde, sempre più spesso chi ama l’arte finisce per amare anche il vino, e viceversa”, dice Luca Baccarelli, che insieme alla sorella Ilaria gestisce la cantina. Roccafiore non vuole rappresentare, dunque, un semplice contenitore, un luogo in cui si fa e si conserva il vino, ma un luogo di cultura e uno spazio polifunzionale accogliente, e dunque ‘aperto’.

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