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Violenza su donne, Lamorgese: "Si potrà procedere d'ufficio"

03 dicembre 2021 | 13.29
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Via libera del Cdm a disegno di legge

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(Fotogramma)

Via libera del Consiglio dei Ministri al disegno di legge per contrastare la violenza sulle donne. "Si potrà procedere d'ufficio in caso di atteggiamenti violenti" dice il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese in conferenza stampa a Palazzo Chigi, dopo l'approvazione delle misure per il contrasto alla violenza sulle donne, spiegando che c'era l'esigenza di "intervenire come prevenzione". ''Un altro importante elemento è quello che abbiamo adottato in materia di provvisionale, vuol dire intervenire con un aiuto economico immediatamente, quindi nella fase delle indagini. Abbiamo esteso a questa fattispecie quello che è già previsto in materia di estorsioni. Quindi le donne potranno avere un terzo dell'indennizzo totale. Credo che questo sia un grande passo avanti e quindi un grande aiuto alle donne che sono state oggetto di violenza e che tante volte non denunciano perché si trovano in una condizione economica difficile''.

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''Abbiamo previsto l'estensione delle misure di prevenzione personali a chi è indiziato di violenza privata, anche nei casi in cui siano stati già ammoniti dal questore e si siano resi ancora una volta responsabili di comportamenti violenti o minacce gravi''.

''Abbiamo disposto alcuni strumenti come il braccialetto elettronico che potrà essere adottato dall'autorità giudiziaria''.

Tra le novità una nuova ipotesi normativa di fermo "anche fuori dei casi di cui al comma 1 e di quelli di flagranza" in caso di "grave e imminente il pericolo che la persona indiziata commetta gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di violenza personale" e nuove disposizioni "in materia di misure cautelari e braccialetto elettronico".

CARTABIA - "Forse la misura più forte che compete al ministero della Giustizia è quella di applicare il fermo di fronte a indizi che facciano sospettare un pericolo per l'incolumità o la vita delle donne" ha detto la ministra della Giustizia, Marta Cartabia. "Si tratta dell''estensione di uno strumento che prima non era previsto per questi casi, una misura precautelare data direttamente in mano al pubblico ministero e alla polizia giudiziaria", ha aggiunto, sottolineando la necessità di "rafforzare l'applicabilità delle misure cautelari coercitive, per impedire che si arrivi, magari di fronte a segnali sottovalutati di maltrattamenti, fino ai fatti più gravi come il femminicidio, che come abbiamo visto riguarda un numero davvero troppo grande di donne, soprattutto se raffrontato al fatto che gli omicidi calano e calano significativamente nel nostro Paese".

"Di fronte alla violazione del divieto di avvicinamento, misura già esistente, è previsto l'arresto obbligatorio, cui deve seguire, e questo è l'intervento fatto oggi - ha chiarito la ministra - una misura cautelare coercitiva per evitare che dopo l'arresto la persona possa essere rimessa in libertà e eventualmente commettere quei fatti per cui si voleva fermare in vista della celebrazione del processo".

L'obiettivo è "incentivare l'uso del braccialetto elettronico". "Si è previsto che sia disposto come misura che assiste gli arresti domiciliari o altre misure cautelari e se viene rifiutato la persona viene sottoposta a una misura cautelare più afflittiva. Se poi lo manomette addirittura è prevista una misura coercitiva in carcere", ha aggiunto la ministra in conferenza stampa a Palazzo Chigi.

Il pacchetto di misure approvato dal Consiglio dei ministri "contiene un ventaglio di misure che hanno un duplice obiettivo: rafforzare gli strumenti di prevenzione e di protezione delle donne".

"Nella convenzione di Istanbul si indicano quattro strade, indicate con quattro 'P': due di queste sono proprio la prevenzione e la protezione delle donne, oltre alla punizione e alle politiche integrate", ha ricordato Cartabia.

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