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Virus, l'infettivologo: "Più morti della Sars in Cina non significa più letale"

03 febbraio 2020 | 17.34
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L'esperto all'Adnkronos: "Tasso letalità coronavirus rimane del 2,5% contro il 9% della Sars"

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(AFP)

"Il fatto che il coronavirus abbia fatto registrare al momento, in Cina, più morti della Sars (360 contro 349) è un dato rilevante, ma che non significa che questo virus sia più letale". A parlarne con l'Adnkronos Salute è Massimo Andreoni, professore di Malattie infettive del policlinico Tor Vergata di Roma. "Le morti globali provocate dalla Sars sono state ben superiori e il numero di decessi bisogna sempre ricordare che è correlato con il numero delle infezioni: in numero assoluto le morti in Cina per coronavirus hanno superato quelle della Sars, ma il tasso di letalità del coronavirus rimane del 2,5%, contro il 9% della Sars".

"In termini di aggressività, dunque - evidenzia l'esperto - la Sars rimane una malattia più letale. L'Italia ha messo in atto tutti gli interventi corretti e che devono esser intrapresi per tenere sotto controllo la situazione. Anche aver isolato il virus è un elemento importante perché anche noi, come altri Paesi che lo hanno già isolato, abbiamo a disposizione il virus per mettere in atto tutte quelle strategie che richiedono di avere questo materiale: testare nuovi farmaci, controllare la risposta immunitaria dei pazienti, ricercare gli anticorpi neutralizzanti e, idealmente, sviluppare un vaccino. Ma credo che per farmaci e vaccini sia più probabile che sia l'industria farmaceutica, che ha tutte le attrezzature a disposizione, piuttosto che lo Stato italiano, a poter portare avanti le attività. Ma è stata una buona occasione per dimostrare le capacità dei nostri centri di ricerca".

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