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Vitalizi parlamentari, come funzionano

25 luglio 2017 | 11.52
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E' sfida aperta, alla Camera, tra il Movimento 5 Stelle e il Pd in merito alla proposta di legge sul taglio dei vitalizi parlamentari , sbarcati oggi in aula con lo scopo di riscrivere le regole sul regime previdenziale di deputati e senatori, e renderli armonici con quello dei lavoratori pubblici e privati. In attesa di capire chi metterà la 'firma' alla misura anticasta proviamo a capire come funziona il sistema dei vitalizi parlamentari.

Innanzitutto, quando si parla del trattamento pensionistico di deputati e senatori è giusto parlare di 'pensioni dei parlamentari' e non di 'vitalizi', che sono stati aboliti con la riforma del 2012

IL NUOVO TRATTAMENTO PENSIONISTICO - Dal 1° gennaio di quell'anno è stato introdotto il nuovo trattamento previdenziale dei parlamentari, basato sul sistema di calcolo contributivo (già adottato per i dipendenti della Pa) e non più su quello retributivo. Per ottenere l'assegno pensionistico occorre aver svolto il mandato parlamentare per almeno 5 anni e aver compiuto 65 anni di età. "Per ogni anno di mandato oltre il quinto - si legge sul sito di Palazzo Madama - il requisito anagrafico è diminuito di un anno sino al minimo inderogabile di 60 anni"

QUANDO VIENE SOSPESO IL PAGAMENTO DELLA PENSIONE - Il pagamento della pensione viene sospeso qualora l'ex deputato o senatore sia rieletto al Parlamento nazionale, al Parlamento europeo o a un Consiglio regionale, oppure sia nominato componente del Governo nazionale, assessore regionale o "titolare di incarico istituzionale per il quale la Costituzione o altra legge costituzionale prevede l'incompatibilità con il mandato parlamentare". La sospensione è prevista anche nel caso in cui l'ex onorevole ottenga un incarico "per il quale la legge ordinaria prevede l'incompatibilità con il mandato parlamentare, ove l'importo della relativa indennità sia superiore al 50 per cento dell'indennità parlamentare". Va inoltre ricordato che nel 2015 una delibera dell'Ufficio di Presidenza di Palazzo Madama ha disposto la cessazione dell'erogazione degli assegni vitalizi e delle pensioni agli ex senatori condannati in via definitiva per reati di particolare gravità.

LA RIFORMA DEL 1997 E QUELLA DEL 2007 - La riforma del 2011 si inserisce in un solco già tracciato da altre due riforme del trattamento pensionistico degli ex parlamentari. Quella del 1997che ha imposto il limite di età di 65 anni per incassare il vitalizio (prima non era previsto alcun limite), e la riforma degli assegni vitalizi del 2007, che ha ridotto l'entità di queste prestazioni e "raddoppiato il periodo minimo di mandato richiesto per maturare il diritto all'assegno, portandolo da 2 anni e 6 mesi a 5 anni".

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