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Gioele, il papà riconosce le scarpine blu del figlio

20 agosto 2020 | 19.01
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Daniele Mondello in questura per l'identificazione degli indumenti trovati ieri: "Le ricerche sono state un fallimento". Secondo un certificato medico Viviana "soffriva di paranoie". Il marito Daniele: "Non era in cura e non seguiva una terapia". Il procuratore: "Non è escluso che madre e figlio siano morti nello stesso punto". Legale famiglia: "Credibilità dello Stato ne esce compromessa"

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Il papà di Gioele, Daniele Mondello, ha riconosciuto le scarpine blu del figlio ritrovate ieri pomeriggio nei boschi di Caronia vicino ai resti umani che, a questo punto, non c'è più dubbio appartengano al figlioletto. "Quelle scarpe gliele ho comprate io con Viviana. Sono di Gioele", ha detto tra le lacrime durante il riconoscimento degli indumenti trovati ieri. Arrivato poco prima delle 18 alla caserma Calipari di Messina dove ha sede la Polizia scientifica, sull'uomo è stato eseguito il test del dna. Prelevato il Dna anche su Luigino Parisi, il suocero. Servono per la comparazione con i resti umani del bambino.

Poco prima Daniele Mondello si era recato alla Questura di Messina per una notifica. Perché domani verranno eseguiti al gabinetto scientifico di Palermo degli accertamenti specifici sui vestiti di Viviana Parisi. Daniele, prima di arrivare alla caserma Calipari si è sfogato e ha attaccato le ricerche compiute in queste due settimane dai soccorritori. "Sono state un fallimento, un fallimento", ha ripetuto per due volte. A trovare i resti del piccolino è stato infatti un volontario, Giuseppe Di Bello, un carabiniere in congedo di 55 anni.

Secondo il procuratore capo di Patti, Angelo Vittorio Cavallo "non è escluso" che "la madre e il figlio siano morti nello stesso punto". "Tutte le ipotesi sono aperte - ha spiegato -. O una morte contestuale o una morte in momenti separati, dobbiamo verificarlo. Le emergenze più importanti arriveranno dagli accertamenti medico-legali". I resti del piccolo, ha aggiunto Cavallo, "sono stati trascinati in più punti dagli animali selvatici. Noi riteniamo che ci sia stato un intervento quantomeno successivo degli animali". "Questo è sicuro - ha spiegato -, quell'effetto di dispersione è sicuramente frutto di un intervento di animali o in un momento successivo o al momento dei fatti".

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