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Sicurezza stradale: Volvo rilancia con dati 'condivisi' e velocità limitata

01 aprile 2019 | 11.17
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Crisci, vogliamo stimolare la riflessione del settore e smantellare vecchi concetti

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"Sappiamo che la nostra scelta di produrre in futuro vetture con velocità massima limitata a 180 km/h potrà avere ripercussioni commerciali, ma crediamo che possano essere bilanciate senza problemi da una clientela interessata al nostro focus sulla sicurezza". Così Michele Crisci, presidente di Volvo Italia, commenta all'Adnkronos la decisione annunciata in questi giorni dalla casa svedese e che si inserisce nell'ambizioso programma 'Vision 2020' che punta al raggiungimento di 'quota zero' di vittime a bordo di vetture Volvo.

"Vogliamo provocare una discussione nell'industry - aggiunge Crisci - e siamo consapevoli della difficoltà di far passare il concetto che il costo di una vettura non debba essere collegato alla velocità ma misurato sugli standard costruttivi e di sicurezza. Ma abbiamo l'ambizione di smantellare alcuni concetti cardine nel mondo dell'auto, come il motore endotermico o appunto la velocità massima". "Riteniamo che la potenza debba piuttosto essere valutata sulla reazione di una vettura ai regimi bassi, in quelle condizioni in cui può essere necessario uno scatto maggiore per uscire da una situazione critica. E poi le nostre analisi mostrano che oltre i 180 km/h va solo il 2-3 % degli automobilisti e per giunta solo poche volte l'anno". Alla base di questa 'auto-limitazione' - spiega il presidente di Volvo - "c'è anche la consapevolezza che per quanto la tecnologia potrà contribuire a evitare incidenti, esista un limite oltre il quale questi sistemi possono essere fallaci".

Entro i prossimi anni, peraltro, Volvo intende implementare anche altre iniziative, come la possibilità di limitare automaticamente la velocità nei pressi di scuole e ospedali grazie a sistemi di geofencing oppure quella di determinare di volta in volta la velocità massima dell’auto in caso di sharing attraverso la Care Key.

Per sostenere il 'percorso' del settore sulla ricerca di una sicurezza sempre maggiore, peraltro, Volvo ha appena annunciato l'iniziativa E.V.A. (Equal Vehicle for All) nell'ottica di giungere a produrre auto ugualmente sicure per tutte le tipologie di occupanti. Fra i punti chiave del progetto uno studio dei corpi femminili sottoposti a impatti dal momento che l'esperienza di Volvo mette in evidenza la fondamentale ineguaglianza nello sviluppo dei sistemi di sicurezza per le auto; le donne sono infatti esposte a rischi maggiori di subire lesioni in caso di incidente e con una incidenza della gravità collegata anche all'età dei passeggeri.

Finora i tecnici Volvo hanno sviluppato i dispositivi di sicurezza delle auto della casa svedese con l’obiettivo di proteggere con la stessa efficacia tutte le persone, indipendentemente dal sesso, dall’altezza, dalla corporatura o dal peso, non limitandosi dunque alla ‘persona media’ rappresentata dai manichini utilizzati per le prove d’impatto.

Ma oggi attraverso una ‘biblioteca’ digitale Volvo mette anche a disposizione gratuitamente anche ai marchi concorrenti i dati delle proprie ricerche nell'ottica di favorire la produzione di vetture più sicure per tutti. Una mossa che si collega direttamente con la filosofia che 60 anni fa spinse la casa svedese a non brevettare le cinture di sicurezza a tre punti. "Una scelta che ha permesso in questi anni di salvare migliaia di vite" ricorda Crisci, sottolineando come la casa "oggi come nel 1959, è impegnata a dare precedenza al progresso sociale rispetto al semplice vantaggio finanziario".

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