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Wfp, agenzia Onu guidata da ex governatore Usa sostenitore Trump

09 ottobre 2020 | 15.17
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David Beasley, ex governatore repubblicano della South Carolina, a marzo ha avuto il Covid: ha lanciato subito allarme sui rischi impatto della pandemia

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(Foto Afp)

Quando nel marzo del 2017 David Beasley, ex governatore repubblicano della South Carolina, è stato nominato direttore esecutivo del World Food Programme, a molti non sfuggì il fatto che un sostenitore sin dagli esordi di Donald Trump venisse messo alla guida della principale agenzia umanitaria dell'Onu proprio mentre l'allora nuova presidente americano affermava di volere ridurre i finanziamenti umanitari.

"Il segretario generale António Guterres sta giocando d'azzardo sperando che la nomina di Beasley, che non ha nessuna esperienza nella guida di grandi organizzazioni umanitarie o nell'Onu, possa aiutare a dissuadere l'amministrazione Trump dal tagliare grandi porzioni degli oltre 2 miliardi versa ogni anno", scriveva allora Foreign Policy.

Nominato da Nikki Haley, un'altra ex governatrice della South Carolina che all'epoca era ambasciatrice Onu, Beasley, che ha esperienza nelle organizzazioni benefiche religiose, infatti è molto legato ad altri due repubblicani del suo stato, il senatore Lindesy Graham, che presiede la commissione per i fondi Onu, e Mick Mulvaney, allora capo dell'ufficio budget della Casa Bianca e poi diventato anche capo dello staff prima di perdere entrambi gli incarichi.

D'altra parte la nomina da parte del segretario generale dell'Onu dell'uomo indicato dall'amministrazione Trump era abbastanza scontata, dal momento che in tempi recenti gli Stati Uniti, in qualità di principale finanziatore dell'agenzia, si sono sempre garantiti la guida del Wfp. Sono stati americani gli ultimi quattro predecessori di Beasly, e bisogna risalire al 1982, quando fu nominato il diplomatico australiano James Ingram che poi mantenne l'incarico fino al 1992, per avere un direttore esecutivo non statunitense.

In occasione dell'ultima nomina, però, la Germania, il secondo principale contribuente, con quasi 890mila milioni di dollari nel 2016, aveva tentato di imporre un proprio candidato, presentando due candidati più qualificati, tra i quali Martin Kobler, allora rappresentante speciale dell'Onu in Libia. Ma evidentemente il Palazzo di Vetro non volle fare un affronto a Washington, rischiando così di accelerare il suo arretramento finanziario.

Governatore tra il 1995 e 1999, Beasley perse la rielezione per la questione, quanto mai attuale ora negli Usa, della bandiera confederata dicendosi favorevole alla sua rimozione dalla sede del governo statale. La posizione ante litteram del repubblicano lo danneggiò con la sua base elettorale, ma gli fece conquistare nel 2003 il premio John F. Kennedy Profile in Courage. <

Sostenitore di Trump sin dal 2015, quando lo presentò in un comizio come "l'uomo che renderà l'America di nuovo grande", Beasley in una recente intervista ad un giornale Usa ha sottolineato come, per far avanzare le cause della sua agenzia, come combattere i cambiamenti climatici che danneggiano agricoltura in Africa, debba usare la dovuta cautela con Casa Bianca e colleghi repubblicani al Congresso notoriamente scettici su questo fronte.

"Cerco di affrontare la cosa nel modo più efficace ed allo stesso tempo l'ultima cosa che voglio è finire nella trappola della politica - ha detto - questo può avere effetti drammatici sui miei finanziamenti e così mettere la vita di milioni di bambini a rischio. Così sono molto strategico".

Beasley è stato anche tra i primi a lanciare l'allarme sull'impatto drammatico della pandemia di Covid sulla sicurezza alimentare mondiale. "Il peggio deve ancora venire" diceva lo scorso aprile il direttore del Wfp intervistato dalla Cbs dalla sua casa in South Carolina dove era convalescente dopo aver contratto lui stesso il coronavirus.

"La situazione è tragica" diceva ancora nell'intervista all'emittente americana, stimando che il Covid rischia di far arrivare a "265 milioni il numero delle persone che rischiano letteralmente di morire di fame". E sottolineava la necessità di mettersi "immediatamente al lavoro, altrimenti andiamo verso carestie come non abbiamo mai visto nella storia".

E poi concludeva con appello che sintetizza le ragioni per cui il comitato norvegese dei Nobel ha conferito il premio per la pace al Wfp: "per prima cosa, mettiamo fine alle guerre, per favore mettete fine alle guerre".

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