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Wikileaks, Assange potrà essere estradato negli Usa

10 dicembre 2021 | 11.48
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L'Alta Corte britannica rovescia la sentenza precedente

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Afp

Julian Assange potrà essere estradato negli Stati Uniti dove è accusato di spionaggio per le rivelazioni di Wikileaks. Lo ha stabilito l'Alta Corte britannica rovesciando così la precedente sentenza con cui lo scorso gennaio la giudice distrettuale Vanessa Baraitser aveva detto che Assange non poteva essere estradato per preoccupazioni per la salute mentale e il rischio che si suicidasse in prigione. La decisione dell'Alta Corte arriva dopo che da parte americana è stato presentato un pacchetto di misure per affrontare queste preoccupazioni.

Il "rischio" che Assange sia sottoposto a troppo rigide condizioni di detenzione "è stato escluso dalle assicurazioni che sono state offerte" dagli Stati Uniti. E' quanto ha affermato il giudice capo della Alta Corte britannica, Lord Burnett, annunciando oggi la decisione.

Washington ha dato assicurazioni che Assange non verrebbe sottoposto a particolari restrizioni nelle carceri di massima sicurezza né prima né dopo il processo, a meno che non si rendano necessarie. "Siamo soddisfatti da queste assicurazioni" argomentano i giudici dell'Alta Corte affermando anche che se queste fossero state presentate alla giudice distrettuale che a gennaio ha negato l'estradizione "le avrebbe risposto in modo diverso alla questione".

"Questa conclusione è sufficiente a determinare che questo appello è in favore degli Stati Uniti", conclude poi la sentenza di Lord Burnett contro la quale comunque Assange potrà sempre appellarsi. Incriminato con 18 capi di imputazione, 17 dei quali che si rifanno all'Espionage Act, Assange rischia una condanna a 175 anni. Ma anche su questo fronte gli avvocati degli Usa hanno fornito rassicurazioni affermando che la condanna per aver pubblicato le migliaia di documenti top secret sulle guerra in Afghanistan ed Iraq potrebbe essere tra i 4 ed i sei anni.

Il fondatore di Wikileaks potrà presentare il suo appello finale alla Corte Suprema britannica che dovrà scegliere se accogliere o meno il caso. La Corte solitamente accoglie appelli di "generale importanza pubblica" o rilevanza costituzionale. L'intero procedimento potrà durare settimane, forse mesi.

Se la Corte Suprema dovesse non accogliere l'appello di Assange, al 50enne di origine australiana avrebbe esaurito le istanze del sistema giudiziario britannico. Ma i suoi avvocati potrebbero cercare di ottenere una sospensione dell'estradizione appellandosi alla Corte europea dei diritti umani.

Incriminato ai tempi dell'amministrazione Trump per la violazione dell'Espionage Act, Assange è il primo caso in cui i procuratori federali hanno colpito non solo la fonte del materiale riservato ma anche chi li ha pubblicati.

Chelsea Manning, l'ex specialista dei servizi militari che ha passato le informazioni a Assange, è stata in prigione tra il 2010 e il 2017, quando, poco prima di lasciare la Casa Bianca, Barack Obama ha ridotto la sua sentenza, definendo "sproporzionata" la condanna a 35 anni che le era stata inflitta nel 2013. Manning è tornata in prigione per quasi un anno, tra il 2019 ed il 2020, per essersi rifiutata di testimoniare di fronte al grand jury che poi ha incriminato Assange.

Il dipartimento di Giustizia dell'amministrazione Biden ha fornito, in una nota diplomatica inviata lo scorso febbraio, assicurazione che Assange non sarà "sottoposto a misure restrittive speciali" né detenuto in una prigione di massima sicurezza. Inoltre gli Stati Uniti si impegnano ad "acconsentire" ad una richiesta di scontare l'eventuale pena in Australia ed a garantire "un trattamento medico e psicologico adeguato" al detenuto.

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