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Wojtyla, in taxi con Ali Agca: i fiori per il Papa e la Madonna di Fatima

12 maggio 2021 | 15.57
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Nel giorno del 31esimo anniversario del suo incontro con il pontefice a Rebibbia il 'lupo grigio' si recò nella sede di Adnkronos: "Voglio che siate i primi come allora"

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Si presentò in redazione nella tarda mattinata di un sabato post-natalizio di sei anni fa. "Piacere sono Mustafa Demirbag, l'avvocato di Ali Agca", esordì stringendomi la mano e sedendosi alle mie spalle. In tutta fretta chiusi il lancio d'agenzia che stavo scrivendo e rivolsi l'attenzione verso quell'uomo magro, con indosso una giacca blu e una cravatta dello stesso colore. "Accompagnami in Vaticano, lì ci sarà Agca che vuole deporre dei fiori sulla tomba di Papa Giovanni Paolo II", proseguì l'uomo in un italiano corretto, ma con accento straniero, spacciandosi ancora per il legale del 'lupo grigio' che il 13 maggio 1981, 40 anni fa, attentò alla vita del pontefice in Piazza San Pietro.

Non lo riconobbi immediatamente. Certo, avevo sentito parlare di Agca, ma non sapevo che volto avesse. Né che nel 1982 venne condannato a morte in Turchia per l'uccisione del giornalista Abdi Ipekci. Lo scoprii solo qualche ora dopo quell'incontro ed il pensiero mi raggelò.

Mi infilai la giacca in un attimo e pochi istanti prima di lasciare la redazione lanciai una ricerca immagini su Google. Quello davanti a me era Ali Agca. Scendemmo in Piazza Mastai, lì dove si trova la sede dell'Adnkronos. "Fermiamoci in quel chiosco a comprare dei fiori", disse. Non aveva soldi, pagai di tasca mia due piccoli mazzi di rose bianche, e poi salimmo su un taxi direzione Piazza San Pietro. Lungo il tragitto mi rivelò la sua vera identità mi fece delle domande sugli studi che avevo fatto, sul lavoro. Gli risposi che ero diventato professionista appena un anno prima.

"Siete stati i primi nel mondo a pubblicare la foto del mio attentato a Giovanni Paolo II. Per questo motivo sono tornato da voi oggi, nel giorno del 31esimo anniversario del mio incontro con il pontefice - mi spiegò durante il viaggio - Voglio che siate i primi come allora, una nuova esclusiva mondiale". Mi emozionai alle sue parole, non lo nascondo.

La Piazza era affollatissima dato il periodo. C'era una lunga fila per entrare nella Basilica e, temendo che non saremmo mai riusciti ad entrare, chiesi di intervistare il 'lupo grigio' sul sagrato. "Dov'è il posto?", chiese riferendosi al punto esatto della Piazza in cui sparò al Papa. Gli risposi, strappandogli un sorriso: "Se non lo sa lei!".

Quel giorno appunto era il 31esimo anniversario del suo incontro con il pontefice a Rebibbia. "Sono ritornato nel luogo del miracolo. Qui fu compiuto il terzo segreto di Fatima. Io con l'attentato al Papa ho compiuto un miracolo", affermò Agca tenendosi il microfono, mentre io reggevo la telecamera tremando per l'emozione. "Dopo 34 anni sono qui per gridare che siamo alla fine del mondo. La Madonna di Fatima ha annunciato la fine del mondo - proseguì nel suo pseudo-delirio - Sono felicissimo di essere in piazza San Pietro, nel luogo del miracolo e del cristianesimo. Viva Gesù Cristo, l'unico redentore dell'umanità".

Spensi la telecamera. Ora sapevo che sarebbe venuto il difficile: entrare nella basilica e raggiungere la tomba di Karol Wojtyla senza essere scoperti dalla gendarmeria vaticana. Impossibile ovviamente. Mi suggerì di entrare dal lato opposto della piazza, dove c'era l'uscita dei visitatori. Malgrado fossi certo che, così facendo, ci saremmo consegnati alle autorità, non mi opposi.

La sicurezza, evidentemente già allertata, ci fermò dopo pochi secondi. Ci chiesero i documenti e rimasi con Agca sorvegliati davanti all'ingresso. Ero nervoso e in parte preoccupato. Temevo mi arrestassero, ma volevo a tutti i costi quello scoop. In mano tenevo i due mazzi di fiori che Agca mi aveva affidato. L'attesa durò mezz'ora, forse un'ora, ma il tempo mi sembrò interminabile. "Potete entrate, ma lascia la telecamera fuori", mi intimò un gendarme, non sapendo che avessi con me uno smartphone nascosto.

Entrammo nella cappella di S.Sebastiano e per me fu come una liberazione. Agca farfugliò delle preghiere, credo, salutò più volte la tomba di Giovanni Paolo II e depositò i fiori inginocchiandosi. Io ero lì a un metro mentre riprendevo la scena. Quelle immagini poco dopo sarebbero state riprese da tutti i principali media mondiali. Le nostre strade si separarono poco dopo essere usciti da San Pietro. Venne fermato e portato negli uffici della Questura di Roma. Agca era entrato in Italia con documenti irregolari: in particolare, senza il visto. Il giorno dopo venne convalidato il provvedimento di espulsione e l'attentatore di Wojtyla fu accompagnato alla frontiera e rimpatriato. Partì la sera del 29 dicembre con un volo per Istanbul.

Era il 13 maggio del 1981, quando Ali Agca sparava due colpi di pistola contro Giovanni Paolo II in piazza San Pietro, all'inizio di un'udienza generale. Il Papa stava percorrendo la piazza salutando i fedeli sull'auto scoperta quando venne raggiunto dai due colpi e rimase gravemente ferito. Fu sottoposto a un difficile intervento chirurgico al Gemelli che durò più di 5 ore.

Il Papa superò la prova, anche se ebbe ricadute gravi e subì nuovi interventi, quindi incontrò personalmente il suo attentatore in carcere dove ebbe un colloquio con lui di circa 10 minuti. Giovanni Paolo II attribuiva il fatto di essere sopravvissuto all'intercessione della Madonna di Fatima che ricorre proprio il 13 maggio.

L'intervento della Vergine, secondo Wojtyla, avrebbe evitato che i colpi esplosi da Agca si rivelassero mortali. Nel 2000, poi, l'allora cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, insieme a quello che era il suo braccio destro, monsignor Tarcisio Bertone, rivelò il testo del terzo segreto di Fatima così come era stato trasmesso dalla veggente suor Lucia, la terza dei tre pastorelli che assistettero alle apparizioni mariane e l'unica sopravvissuta a lungo. Nel testo della rivelazione si parlava di attentati contro la Chiesa e di un vescovo colpito da armi da fuoco, una visione che, in qualche modo, avvalorò il pensiero del pontefice polacco.

Sul fronte delle indagini, la pista principale fa risalire l'attentato di Agca ai servizi dell'Europa dell'est, ancora sotto il dominio di Mosca, che vedevano nel Papa venuto da oriente un pericolo nella battaglia fra i due blocchi, sovietico e occidentale. I documenti fin qui emersi, anche negli archivi degli ex Paesi comunisti, sembrerebbero avvalorare questa ipotesi.

Alcune inchieste giornalistiche hanno ipotizzato un filone islamico nell'attentato al Papa. Tuttavia i Lupi Grigi - il gruppo turco cui apparteneva Agca - all'epoca dei fatti era connotato in senso nazionalista e con una tendenza politica di estrema destra.

Al contrario, il conflitto interreligioso, nei primi anni Ottanta, non compariva ancora nell'agenda politica mondiale ed il terrorismo di matrice religiosa era di là da venire. (di Piero Spinucci)

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