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Youtube e Facebook a rischio in Turchia. Erdogan: "Misure dopo il 30 marzo"

07 marzo 2014 | 17.46
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Ankara, 7 mar. - (Adnkronos/Aki) - Il governo turco potrebbe vietare Facebook e YouTube dopo le elezioni amministrative in programma il 30 marzo. A minacciarlo è stato il premier Recep Tayyip Erdogan durante un'intervista trasmessa ieri sera dalle tv 'Haber' e 'Atv', durante la quale ha parlato dello scandalo delle intercettazioni telefoniche che lo vede coinvolto e che quasi quotidianamente vengono pubblicate su YouTube, insidiando la sua leadership politica.

"Siamo determinati su questa questione. Non lasceremo il paese in balia di YouTube e Facebook", ha tuonato Erdogan, annunciando "provvedimenti, tra i quali la chiusura" dei due siti, al bando per anni in Turchia e solo di recente sbloccati dalle autorità.

Nelle ultime settimane Erdogan è nella bufera per delle intercettazioni diffuse in rete. La più grave risale a fine dicembre, quando è esplosa la maxi inchiesta sulla corruzione che ha portato anche all'arresto dei figli di tre ministri. Secondo quanto pubblicato su YouTube, in quel periodo Erdogan fece una serie di telefonate al figlio Bilal chiedendogli di "azzerare" un'enorme somma di denaro nascosta in varie abitazioni.

In un'altra intercettazione, la cui autenticità al pari delle altre non puo' essere verificata, il premier dà disposizioni a un dirigente del gruppo editoriale Ciner, che pubblica il quotidiano Haberturk, di non dare spazio a notizie sul candidato sindaco di Istanbul del Chp, il principale partito di opposizione. Nell'ultima a essere pubblicata chiede al ministro della Giustizia di fare in modo che i giudici condannino l'editore 'nemico' Aydin Dogan.

Erdogan si è sempre difeso, affermando che si tratta di "montature" e che i file sono stati realizzati montando varie frasi dette in contesti diversi. In effetti una perizia indipendente ancora non c'è, ma i quotidiani 'nemici', tra i quali 'Zaman', si sono dati da fare a far valutare le registrazioni da ingegneri del suono e altri esperti, tutti concordi nel sostenere che si tratta di registrazioni autentiche.

L'opposizione chiede la testa di Erdogan e preme perché l'autenticità delle registrazioni sia verificata e, se confermata, il premier finisca sotto processo per corruzione.

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