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Calcio: Zoff, "Nel calcio ci vuole testa, non conta il procuratore per una grande carriera"

26 maggio 2015 | 12.30
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Il numero 1 per eccellenza all'Adnkronos: "Non penso che un agente possa fare la fortuna o la sfortuna di un calciatore. Conta se la stoffa c'è o non c'è"

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“In un contesto complicato come quello che caratterizza il calcio di oggi, la testa e il carattere sono fondamentali. Non credo”, invece, “che il pallone sia in mano ai procuratori. Possono esserci figure più o meno importanti, ma non penso che un agente possa fare la fortuna o la sfortuna di un calciatore. Conta se la stoffa c'è o non c'è, non conta il procuratore”. E' quanto afferma all'Adnkronos Dino Zoff, in numero 1 per eccellenza. Il Mito.

Per l'ex portiere di Juve e Nazionale, 20-30 anni fa era però tutt'altro discorso. “Negli anni '70 o negli anni '80 bastava una lesione al menisco per porre fine ad una carriera. Tanti giocatori di ottima qualità hanno dovuto gettare la spugna per infortuni che, nel calcio d'oggi, sono solo incidenti di percorso. Una volta, un problema ad un legamento faceva calare il sipario. In campo si giocava 'tosto', c'erano anche regole diverse. E, soprattutto, erano differenti i rimedi: la medicina sportiva ha fatto progressi enormi rispetto a 20-30 anni fa, e questo è un elemento fondamentale. Se oggi un 18enne si fa male al ginocchio – conclude Zoff – sa che nell'arco di qualche mese potrà tornare in campo”.

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