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Zona rossa e arancione, Zaia: "Non sappiamo come sarà il Veneto"

05 gennaio 2021 | 14.01
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Venezia, 5 gen. (Adnkronos)

Zona arancione e rossa per il contenimento della diffusione del coronavirus, il governatore Luca Zaia spiega nel corso del punto stampa di oggi che ancora non si sa in quale fascia sarà il Veneto.

"Abbiamo capito che con l'Rt sopra 1 si va in arancione, sopra 1,25 si va in zona rossa, ma verrà valutata anche l'incidenza, dobbiamo però vedere il testo finale del decreto - ha detto Zaia - Ad oggi non sappiamo in quale fascia saremo. Stamani ho sentito il ministro Speranza ma ancora non abbiamo notizie, per ora non sappiamo ancora come sarà valutato il Veneto".

SCUOLE - Quanto alla didattica, "la chiusura delle scuole rappresenta un fallimento, ma era doverosa. Abbiamo confermato la posizione sulla scuola, e non è una posizione politica, le indicazioni scientifiche ci dicono di andare in questa direzione, e abbiamo dovuto farlo per prudenza", ha sottolineato.

"Chiediamo un sacrificio agli studenti per il bene della collettività: i ragazzi non sono il capro espiatorio di questa partita, ma dobbiamo evitare gli assembramenti e il rischio maggiore secondo il mondo scientifico è dato proprio dalle scuole superiori. Per me chiudere le scuole è un fallimento, sia bene inteso, la scuola dà formazione e crea i cittadini di domani, è il nostro futuro, e bisogna pensare alla scuola in presenza, tuttavia oggi la situazione è questa", ha detto Zaia, aggiungendo: "Noi abbiamo voluto chiudere le superiori, dopo il parere del mondo scientifico fra cui il professor Palù (presidente dell'Aifa ndr)".

"Noi avevamo preparato tutto per aprire le scuole, abbiamo anche organizzato i trasporti, per l'apertura del 7 gennaio. Ma c'è il tema di natura sanitaria che non possiamo ignorare: abbiamo 3400 ricoverati, una situazione pesante", ha affermato il governatore del Veneto.

E, sulle polemiche nate appunto dalla decisione della chiusura delle scuole superiori e di lasciare aperte invece altre attività, Zaia ha risposto: "La palestra, l'impianto di risalita, quelli non si possono mettere in smart working. Peraltro i ragazzi in aula i ragazzi sono in un ambiente chiuso e il rischio di contagio c'è. E vedo che molte Regioni, dal Fvg alle Marche, stanno operando la stessa scelta". Quanto alla data di scadenza dell'ordinanza regionale, "dopo il 31 gennaio capiremo cosa fare, se tornare in classe oppure prolungare la Dad".

VACCINI - Sul fronte vaccini, il presidente del Veneto ha spiegato: "Ad oggi abbiamo utilizzato oltre il 60% dei vaccini in magazzino, per un totale di 23.644 vaccinati, venerdì mattina avremo esaurito tutte le dosi a disposizione. La macchina vaccinale è complessa, ma funziona bene: scriviamo a casa ai vaccinandi per la convocazione, che poi dopo la vaccinazione tornano a casa già con l'appuntamento fissato per la seconda dose".

Al punto stampa nella sede della Protezione Civile è intervenuta subito dopo la dottoressa Francesca Russo, a capo del dipartimento di prevenzione della Regione Veneto. "Abbiamo 38mila dosi a settimana, come da previsione, i vaccini vengono distribuiti alle Ulss che hanno avviato le vaccinazioni dal 30 dicembre. La prima fase è per operatori sanitari, ospiti e operatori Rsa e popolazione fragile - ha ricordato - Devono arrivare 185mila dosi entro fine mese con l'ultima tranche della prima fase".

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