La famiglia e le autorità hanno ricordato il suo ruolo nella Resistenza, nella Costituente e nei rapporti con la Cina
Un nuovo luogo della memoria nel cuore della capitale, e insieme un omaggio a una figura chiave della storia politica italiana ed europea. A Villa Ada è stato inaugurato il viale dedicato a Mario Zagari, partigiano, padre costituente e convinto europeista.
La scelta della data non è casuale: l’intitolazione coincide con l’anniversario dei Trattati di Roma, a sottolineare il legame tra la figura di Zagari e il progetto di integrazione europea.
Durante la cerimonia, l’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio ha ricordato Zagari come una delle "coscienze più limpide e rigorose della nostra Repubblica", capace di attraversare la storia italiana del Novecento con coerenza e visione, dalla Resistenza alla costruzione delle istituzioni democratiche.
Un richiamo alla memoria come responsabilità civile è arrivato anche dalla presidente del II Municipio Francesca Del Bello, che ha definito Villa Ada un luogo simbolico dove il passato diventa strumento di partecipazione per le nuove generazioni.
Il profilo politico e intellettuale di Zagari è stato ricostruito dallo storico Antonio Tedesco, che ha sottolineato il suo contributo alla Costituzione italiana, in particolare all’Articolo 11. Fu proprio Zagari a proporre la formula destinata a diventare uno dei cardini della Carta: "l’Italia ripudia la guerra".
Nel ricordo del figlio Cristiano emerge invece la dimensione internazionale dell’impegno politico: dal lavoro comune con Jean Monnet nell’Assemblea della CECA nel 1951 fino all’apertura dei rapporti commerciali con la Cina nel 1971, quando Zagari era ministro. Non solo: il nuovo viale a Villa Ada incrocia proprio quello dedicato a Monnet, in un simbolico dialogo tra due protagonisti della costruzione europea.
Alla cerimonia hanno preso parte numerose personalità delle istituzioni, della diplomazia e del mondo dell’informazione, tra cui il vice-ambasciatore cinese Li Xiayong, Emanuela Del Re, Piervirgilio Dastoli, Mino Dinoi, Massimo Scambelluri, Francesco Tufarelli e Giorgio Bartolomucci.
L’intitolazione restituisce attualità a una figura che già negli anni Ottanta sosteneva l’idea di una moneta unica e di una banca centrale europea. Una visione che, a distanza di decenni, si è rivelata centrale nel percorso dell’Unione europea.