Antico Dna proveniente da semi d'uva in pozzi toscani rivela le origini del vino moderno

Gli scienziati hanno analizzato semi risalenti a 2.000 anni fa e trovato alcune sorprese rispetto ai vitigni oggi coltivati nell'area del Chianti: "E' stata una piacevole sorpresa scoprire che il famoso vino rosso di oggi è stato in realtà preceduto da un vino bianco che è stato coltivato e conservato per secoli, fin dai tempi degli Etruschi e dei Romani"

Antico Dna proveniente da semi d'uva in pozzi toscani rivela le origini del vino moderno
13 giugno 2026 | 11.10
LETTURA: 3 minuti

Svelate le origini del vino moderno. Gli scienziati che hanno analizzato semi d'uva risalenti a 2.000 anni fa, provenienti da antichi pozzi in Toscana, hanno ricostruito la storia genetica più completa di viti antiche mai ritrovate in un singolo sito. I risultati, pubblicati sul 'Jurnal of Archaeological Science', dimostrano che gli antichi vigneti facevano parte della sofisticata rete agricola dell'Impero Romano, che ha gettato le basi per la moderna produzione vinicola. La scoperta è stata fatta a Cetamura del Chianti (Siena), un insediamento collinare igà per le antiche rovine. Tra il 300 a.C. e il 300 d.C., gli abitanti del luogo gettavano i semi d'uva in pozzi profondi, dove il fango privo di ossigeno li preservava. La dottoressa Oya Inanli, che ha completato il lavoro nell'ambito del suo dottorato di ricerca presso il Dipartimento di Archeologia dell'Università di York, ha spiegato il lavoro: "Abbiamo sequenziato il Dna di 80 semi e scoperto una straordinaria storia di continuità. La grande maggioranza dei semi analizzati apparteneva a un'unica varietà identica, trasmessa direttamente dagli Etruschi ai Romani e mantenuta per secoli. Siamo inoltre riusciti a fare un ulteriore passo avanti con i test genetici e a determinare il colore delle uve antiche. I marcatori hanno rivelato che questo clone dominante e longevo produceva acini bianchi.”

CTA

La scoperta di una prevalenza schiacciante di uve bianche in un antico vigneto del Chianti è stata una sorpresa, poiché la regione è oggi famosa in tutto il mondo per i suoi ricchi vini rossi Sangiovese, sebbene alcune uve bianche siano ancora coltivate nella zona. La professoressa Nancy De Grummond, della Florida State University, ha dichiarato: "La ricerca del nostro team aggiunge un capitolo importante alla storia del vino nella regione vitivinicola del Chianti. E' stata una piacevole sorpresa scoprire che il famoso vino rosso di oggi è stato in realtà preceduto da un vino bianco che è stato coltivato e conservato per secoli, fin dai tempi degli Etruschi e dei Romani". In seguito alla conquista romana dell'insediamento, a Cetamura comparvero varietà di vite completamente nuove, il che suggerisce l'introduzione di 'varietà pregiate' provenienti dall'impero in espansione. Inoltre, il team ha trovato alcune prove della raccolta di uva selvatica, grazie a un metodo che analizza la forma dei semi.

"Le analisi genetiche hanno rivelato che il clone dominante di Cetamura era strettamente imparentato con due antichi semi di uva precedentemente analizzati provenienti dalla Francia meridionale. Ciò fornisce una prova biologica di un'ampia rete commerciale agricola sviluppata dai Romani per standardizzare la produzione vinicola - si legge nel lavoro - Il team ha inoltre rinvenuto a Cetamura un altro antico seme d'uva appartenente a una famiglia di vitigni ancora oggi coltivati nell'Europa centrale e orientale. Sebbene il vitigno moderno più simile sia una rara varietà di uva ungherese, chiamata Baratcsuha szurke, la scoperta collega direttamente questo antico seme a una leggendaria vite di 400 anni che cresce a Maribor, in Slovenia. Questa famosa vite è ufficialmente riconosciuta come la vite vivente più antica al mondo che produce ancora frutti". Secondo Nathan Wales, del Dipartimento di Archeologia dell'Università di York: "Le nostre nuove scoperte dimostrano che questa specifica famiglia di vitigni è antica e resistente. È incredibile pensare che le uve da vino apprezzate dagli antichi romani siano a pochi passi dalle varietà che versiamo nei nostri bicchieri oggi. Quando si beve un vino prodotto con queste varietà antiche, si assapora la storia, a pochi passi da ciò che veniva servito sulle tavole romane migliaia di anni fa".

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza