L'immunologo Minelli: "Non si configura esclusivamente come una condizione di disagio termico, ma si traduce in un vero e proprio insulto biologico che compromette l'integrità del sistema immunitario e l'asse intestino-organismo. In questa ottica, l’isolamento termico e la ventilazione naturale devono essere riclassificati come diritti esigibili nell’edilizia pubblica, equiparandoli a requisiti essenziali di igiene e tutela della salute umana".
Termosifoni d'inverno, condizionatori d'estate. A correre è il contatore del gas e della corrente e a ingrossarsi a dismisura sono le bollette. "Ma oggi, con estati sempre più torride e termometri che superano regolarmente i 40 gradi, l'emergenza ha cambiato stagione. È emersa una nuova forma di disuguaglianza, brutale nella sua selettività: la systemic cooling poverty, ovvero la povertà da raffrescamento. Non si tratta solo di disagio climatico, ma di una barriera sociale che separa chi può permettersi di mitigare l'impatto termico da chi, privo di adeguati sistemi di condizionamento o impossibilitato a sostenerne i costi, viene letteralmente escluso dal diritto fondamentale al benessere e alla salute in un ambiente domestico vivibile". Lo spiega l'immunologo Mauro Minelli, professore di Nutrizione clinica Università Lum Giuseppe Degennaro.
Il problema, dunque, non è solo il 'sentire caldo, "ma anche e soprattutto l'impossibilità, per vincoli socio-economici o carenze strutturali, di proteggere la propria casa e il proprio corpo dall'afa asfissiante. E quando tale condizione assume carattere sistemico — in contesti urbani degradati, privi di infrastrutture verdi e caratterizzati da un'edilizia abitativa antica e termicamente inefficiente – il problema si trasforma da disagio sociale in una vera e propria emergenza sanitaria", afferma Minelli all'Adnkronos. L'equilibrio termico umano è un processo fisiologico rigoroso, finalizzato a mantenere la temperatura interna in un range di tolleranza ristretto (circa 36,5 gradi centigradi). "Il bilancio termico dipende da un'equazione in cui il calore endogeno — prodotto dal metabolismo — e quello esogeno vengono dissipati prevalentemente attraverso i meccanismi di termodispersione, tra i quali soprattutto la sudorazione. Accade, però, che in scenari di estrema vulnerabilità — si pensi - osserva l'immunologo - a un soggetto anziano residente in unità abitative prive di isolamento termico e sistemi di climatizzazione, esposto ad alti tassi di umidità relativa — la fisica ambientale finisca per inibire l'evaporazione del sudore. L'organismo si trova, allora, in un vicolo cieco fisiologico".
Secondo Minelli, "in tale condizione, il sistema cardiovascolare subisce uno stress critico: la tachicardia riflessa e la vasodilatazione periferica, attivate nel tentativo di dissipare calore, impongono un sovraccarico emodinamico insostenibile. Per un soggetto fragile, portatore di patologie croniche o instabilità cardiovascolare, questo sforzo compensatorio si traduce in un incremento esponenziale del rischio di eventi avversi, quali infarto del miocardio, ictus e crisi ipertensive. Il caldo estremo, pertanto, non deve essere interpretato come un mero fastidio stagionale, bensì come un fattore di rischio ambientale con effetti patogeni diretti e talvolta, purtroppo, letali. Esiste, dunque, una dinamica fisiopatologica di estremo interesse, che la medicina sta delineando con chiarezza, superando la limitativa concezione del classico 'colpo di calore'. In condizioni di ipertermia ambientale prolungata, il sistema circolatorio opera una ridistribuzione emodinamica che privilegia la perfusione cutanea ai fini della termodispersione; tale meccanismo avviene a discapito della perfusione degli organi interni, sottraendo ossigeno e nutrienti essenziali a questi ultimi, con l'intestino in prima linea. Questa ischemia transitoria induce una sofferenza della barriera epiteliale intestinale, compromettendone l'integrità. La perdita di questa continuità strutturale determina il fenomeno della traslocazione batterica, o leaky gut: frammenti batterici tossici, in particolare i lipopolisaccaridi, transitano nel torrente ematico, innescando una risposta infiammatoria sistemica di basso grado"
"Parallelamente, tale alterazione dell'omeostasi microambientale innesca un profondo rimodellamento del microbiota intestinale. Lo stress termico induce un'alterazione del rapporto tra ceppi commensali protettivi e specie patobionti, portando a una disbiosi qualitativa e quantitativa. Pertanto, la systemic cooling poverty non si configura esclusivamente come una condizione di disagio termico, ma si traduce in un vero e proprio insulto biologico che compromette l'integrità del sistema immunitario e l'asse intestino-organismo, esponendo il soggetto a un rischio clinico multiorgano", rimarca Minelli.
"È evidente che non sussistono soluzioni semplicistiche o farmacologiche in grado di mitigare tale complessità. La prospettiva di un'ulteriore, indiscriminata installazione di sistemi di condizionamento appare non solo insostenibile sotto il profilo economico, ma controproducente dal punto di vista ambientale, alimentando il circolo vizioso dell'effetto isola di calore urbano. Adottare il paradigma antico e sempre nuovo dell’One Health, significa ancora una volta riconoscere l'interdipendenza ineludibile tra salute umana, stabilità degli ecosistemi e qualità dell'ambiente antropizzato - conclude Minelli - Contrastare la systemic cooling poverty richiede un’architettura della prevenzione che operi su scala strutturale, agendo simultaneamente sulla riqualificazione del tessuto urbano — attraverso infrastrutture verdi e la de-impermeabilizzazione del suolo per mitigare le isole di calore — e sull’innovazione passiva degli edifici, mediante l’adozione sistematica di coperture riflettenti e schermature solari. In tale ottica, l’isolamento termico e la ventilazione naturale devono essere riclassificati come diritti esigibili nell’edilizia pubblica, equiparandoli a requisiti essenziali di igiene e tutela della salute umana".