Boccia a processo per truffa da 30mila euro a un vecchio amico: a giugno l'udienza a Pisa

Le indagini erano partite dalla denuncia del quarantenne, ora parte civile nel processo. L’uomo ha sostenuto di essersi fidato della donna proprio per l’amicizia consolidata che li legava

Maria Rosaria Boccia
Maria Rosaria Boccia
17 marzo 2026 | 20.10
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Maria Rosaria Boccia dovrà essere sentita nell'ambito del processo che la vede imputata a Pisa. Il dibattimento è agli inizi: l’udienza di lunedì è stata rinviata a fine giugno per un legittimo impedimento del difensore dell'imprenditrice di Pompei, salita alla ribalta della cronaca per l’affaire con l’ex ministro della Cultura e attuale consigliere regionale della Campania Gennaro Sangiuliano. Boccia è chiamata a difendersi nel tribunale pisano dall’accusa di truffa, con l’aggravante del danno patrimoniale di rilevante entità: secondo l'accusa, avrebbe approfittato dell’amicizia di vecchia data con un coetaneo originario della provincia di Napoli, ma residente nel pisano per lavoro, per “spillargli” 30mila euro. Come "trappola", secondo quanto ipotizza la procura, la proposta di investire i suoi risparmi in un’attività imprenditoriale promettente e redditizia: l’apertura di un locale di lusso, una terrazza bar affacciata sul golfo di Napoli, che avrebbe compreso ai piani inferiori anche altre attività. Progetto che in realtà non sarebbe mai esistito.

A confermare che la Boccia fosse indagata per una vicenda, legata a una "presunta partecipazione a un progetto imprenditoriale riguardante un immobile" era stato il Procuratore della Repubblica di Pisa, Teresa Angela Camelio, nell’ottobre del 2024. Ma non era mai emerso cosa fosse di preciso alla base del procedimento. Poi, le indagini coordinate dal sostituto procuratore Lydia Pagnini sono sfociate nel decreto di citazione diretta a giudizio, e l’imprenditrice da indagata è diventata imputata, davanti al giudice monocratico Paola Giovannelli.

La vicenda

La vicenda risale al dicembre del 2021, quando ancora Maria Rosaria Boccia era ai più sconosciuta. Il caso Sangiuliano – a seguito del quale lo scorso febbraio la 42enne è stata rinviata a giudizio dal gup di Roma per stalking, lesioni, interferenze illecite nella vita privata e diffamazione ai danni dell’ex ministro – sarebbe arrivato quasi tre anni dopo.

Le indagini erano partite dalla denuncia del quarantenne, ora parte civile nel processo, assistito dall’avvocato Federico Cammarota. L’uomo ha sostenuto di essersi fidato della Boccia proprio per l’amicizia consolidata che li legava. A conferma della serietà del progetto, a suo dire, lei avrebbe anche fatto i nomi di altre persone note e facoltose già coinvolte nell’ambiziosa operazione. Sarebbe tutto partito di lì a breve, per questo i soldi servivano subito. Così di fronte all’insistenza di quella che considerava una persona fidata, allettato dall’idea di poter guadagnare molto di più di ciò che avrebbe investito, si sarebbe convinto a mandarle quei 30mila euro tramite bonifico istantaneo sul conto corrente a lei intestato. Salvo, poi, accusa, accorgersi di essere stato ingannato. Spazientitosi di fronte alla mancata restituzione dei soldi, racconta, si è rivolto col proprio legale al giudice civile di Pisa, ottenendo un decreto ingiuntivo che obbliga la Boccia a rendergli 30mila euro più interessi. Decreto che, però, lamenta, non sarebbe stato adempiuto dalla diretta interessata. "Dalle visure patrimoniali ci risulta che la signora Boccia sia nullatenente", aveva detto qualche tempo fa l’avvocato Cammarota alle Iene.

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