Soccorso Alpino: "Più di 900 interventi in tre mesi, con più di 950 persone soccorse, a influire sugli incidenti anche gli effetti del cambiamento climatico"
Più di 900 interventi in tre mesi, con più di 950 persone soccorse. È stata un'estate particolarmente intensa per il Soccorso alpino e speleologico in Trentino dove, tra il 21 giugno e il 21 settembre 2026, gli interventi sono stati superiori rispetto allo stesso periodo del 2025, quando erano stati 897. Il dato relativo al 2026 è ancora provvisorio, ma indica comunque un lieve aumento dell'attività di soccorso. Un aumento di richieste dovuto da una parte al cambiamento climatico e dall'altra dal numero crescente di persone inesperte che frequentano la montagna.
A crescere è soprattutto il numero complessivo delle richieste di intervento, mentre diminuiscono gli episodi con esito mortale: nel 2026 sono state soccorse oltre 950 persone, contro le 958 dell'estate precedente. Circa il 38% delle persone recuperate quest'anno era illeso, una quota sostanzialmente in linea con quella del 2025, quando gli illesi erano stati 355, pari al 37% del totale. Più marcata la differenza per quanto riguarda le vittime, in calo rispetto allo scorso anno: nell'estate 2026 sono state 17 contro le 25 registrate nel 2025. Un confronto che va però letto tenendo conto della composizione del dato: tra i 25 decessi del 2025 erano infatti comprese anche persone morte in episodi non direttamente riconducibili alle attività svolte in montagna, come due vittime di un incidente con un aliante precipitato e una persona coinvolta in un incidente stradale e successivamente scivolata in un dirupo. Nel conteggio rientravano inoltre due incidenti mortali avvenuti in Veneto e Lombardia, per i quali il Soccorso alpino trentino era intervenuto a supporto dei servizi regionali.
La dinamica principale degli incidenti resta pressoché invariata: cadute e scivolate rappresentano il 48% delle cause di intervento nel 2026, contro il 49% dell'anno precedente. Anche sul fronte delle attività praticate non si registrano cambiamenti radicali: l'escursionismo rimane nettamente al primo posto, interessando il 50,8% degli interventi, rispetto al 51,2% del 2025. Diminuisce invece l'incidenza degli interventi legati alla bicicletta, passata dal 19,8% al 16,4%.
I numeri confermano dunque la forte pressione che i mesi estivi esercitano sul sistema del soccorso in montagna. L'estate rappresenta tradizionalmente il periodo di maggiore attività per gli operatori, in coincidenza con l'aumento della frequentazione e con la moltiplicazione delle discipline praticate, dall'escursionismo all'alpinismo, dalle vie ferrate al canyoning, fino a mountain bike e parapendio.
Gli interventi sono più numerosi, ma gli episodi mortali calano rispetto all'estate precedente. Sullo sfondo resta una montagna sempre più frequentata anche da persone che possono avere poca familiarità con l'ambiente montano: un cambio improvviso delle condizioni meteorologiche, una difficoltà sul percorso o un imprevisto possono portare chi è meno preparato a chiedere l'intervento del 112.
A cambiare, inoltre, sembrerebbe essere la montagna stessa: gli effetti dei cambiamenti climatici comporterebbero nuovi rischi non più soltanto in alta quota: frane e dissesti interessano spesso anche quote inferiori, modificando rapidamente il territorio e le condizioni dei percorsi. Uno scenario che rende ancora più importanti informazione e preparazione prima della partenza.