"I numeri attuali sono impietosi. Su settantadue stabilimenti ne apriranno una dozzina. Non solo. Alcuni apriranno il primo maggio, altri anche più in là, a metà se non a fine maggio. In molti sono a rischio per diversi motivi, dai sequestri della Procura ai danni strutturali, ai vandalismi, fino all'erosione della costa. Senza considerare la situazione amministrativa caotica, i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato ancora in corso". A delineare all'Adnkronos il quadro sconfortante della stagione balneare alle porte è Valeria Strappini, vicepresidente Confcommercio Roma e presidente Ascom - Confcommercio Ostia. "Il Comune di Roma ha dichiarato che sta cercando di rimettere ordine e legalità. Ma mettere ordine in nome della legalità non significa prendere la decisione più facile, significa prendere la decisione più giusta, che è quella di garantire una stagione balneare a un territorio già fortemente colpito. Perché la chiusura degli stabilimenti balneari -avverte- provoca comunque il crollo dell'indotto, mettendo in ginocchio i commercianti, i fornitori, decimando posti di lavoro. Già l'anno scorso sono stati trecento quelli che sono venuti a mancare, il personale è stato assunto e poi licenziato. Ragazzi, figli di famiglie del territorio che rimarranno senza occupazione".
"Ad oggi la stagione 2026 risulta incerta, con meno stabilimenti attivi e regole in cambiamento. Quindi è tutto in forse. Tra gli associati abbiamo fornitori ittici che non hanno ordini, non hanno nulla. Non sono stati neanche contattati dai concessionari che non sanno nemmeno se apriranno - spiega Strappini - Anche la campagna abbonamenti non è praticamente partita, perché poi non è stato possibile assicurare ai clienti una certezza sulla possibilità di affittare una cabina, come non è possibile prendere acconti né garantire la riapertura dello stabilimento. Proprio domani c'è il consiglio straordinario in municipio, a Ostia. Si parlerà della situazione, incluso il progetto del Parco del Mare, mentre noi come Ascom faremo un'assemblea pubblica delle nomine e daremo dei punti fermi. Non è un discorso di abusivismo, ma di tutela del territorio e del compatto produttivo. Io mi auguro che Roma, se si è assunta la responsabilità, sappia che cosa stia facendo. Noi vorremmo regole chiare e definitive, tempistiche certe anche per i bandi futuri, perché è tutto incerto sul Pua (Piano di utilizzazione degli arenili), su una proiezione di bandi ventennali, su chi potrà partecipare. C'è una frattura forte tra l'emergenza della stagione balneare 2026 e i progetti futuri che vuole attuare il Comune di Roma, nel senso che manca tutto il resto. Non ci sono delle regole definitive, non c'è ancora un piano e non c'è neanche la tutela delle imprese, che hanno investito nel rispetto delle normative. Il Parco del Mare è un progetto sul niente, senza avere una visione futura, senza sapere chi tutelerà le spiagge, senza aver messo dei soldi sulla manutenzione né mano sul sistema di urbanistica, considerata la viabilità completamente compromessa". (di Silvia Mancinelli)