L'intervista all'AdnKronos
"Gli episodi di violenza verificatisi a Milano pongono interrogativi che non possono essere affrontati soltanto aumentando il numero degli agenti nelle strade. Le modalità con cui gruppi di giovani si sono organizzati, frammentati e spostati rapidamente in diverse zone della città dimostrano quanto stia cambiando la natura delle minacce alla sicurezza urbana". Lo dice all'AdnKronos Umberto Saccone, docente Luiss, ex Sismi e già nell'Arma dei carabinieri.
Come prevenire manifestazioni senza organizzatori riconoscibili?
"Le mobilitazioni coordinate attraverso i social, prive di una struttura gerarchica e di interlocutori identificabili, rendono più complessa l’attività preventiva. Occorre rafforzare l’intelligence, il monitoraggio delle fonti aperte e la capacità di individuare tempestivamente i segnali di possibili azioni violente. Non si tratta di limitare il diritto di manifestare, ma di impedire che venga utilizzato come copertura per commettere reati.
Come fronteggiare disordini contemporanei in diverse zone della città?
"Quando gruppi mobili agiscono simultaneamente in più punti, il tradizionale presidio territoriale può rivelarsi insufficiente. Servono centrali operative capaci di acquisire informazioni in tempo reale, anticipare gli spostamenti, coordinare rapidamente le risorse e proteggere gli obiettivi più vulnerabili. La risposta deve essere dinamica, coordinata e soprattutto tempestiva".
Occorre integrare sicurezza pubblica e privata?
"Le forze dell’ordine non possono essere lasciate sole ad affrontare fenomeni di questa complessità. Security Manager, istituti di vigilanza, aziende di trasporto, centri commerciali e grandi organizzazioni dispongono di informazioni, tecnologie e capacità di osservazione che potrebbero contribuire significativamente alla prevenzione. Occorre costruire un sistema strutturato di collaborazione pubblico-privato, nel quale ciascuno operi secondo le proprie competenze, mantenendo allo Stato la responsabilità esclusiva dell’ordine pubblico. È il principio della sicurezza integrata, che sostengo da tempo. C’è poi una questione che considero altrettanto importante.
Mi dica...
"Chi distrugge beni pubblici o privati deve rispondere concretamente delle proprie azioni. Ritengo necessario prevedere strumenti più efficaci affinché chi provoca danni alla collettività sia chiamato, oltre alle conseguenze penali, a contribuire personalmente al loro risarcimento, anche attraverso attività lavorative di pubblica utilità, come il ripristino dei luoghi danneggiati. Per gli stranieri che commettono reati e non hanno titolo per permanere nel nostro Paese, occorrono procedure di rimpatrio più rapide ed efficaci, nel rispetto delle garanzie fondamentali.
Non bastano le norme che già ci sono?
"Non basta richiamare le norme esistenti. Se gli strumenti giuridici attuali non consentono di raggiungere questi obiettivi, bisogna avere il coraggio di modificarli. La sicurezza non può ridursi alla gestione delle emergenze. Richiede prevenzione, capacità operativa, collaborazione tra pubblico e privato e un sistema di responsabilità realmente efficace. Il diritto di manifestare deve essere sempre garantito. Il diritto di devastare le nostre città non esiste".