D'Amico: "La sovranità digitale nell'era dell'intelligenza artificiale è una questione di equilibrio"

L'esperto: "La recente attenzione internazionale sul tema dell'accesso ai modelli di Ai più avanzati rappresenta un'occasione per riflettere"

Davide D'Amico - Uff stampa
Davide D'Amico - Uff stampa
17 giugno 2026 | 12.44
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"Negli ultimi anni il dibattito sulla sovranità digitale si è concentrato prevalentemente sul tema della localizzazione e della protezione dei dati. È stata una discussione necessaria, che ha accompagnato l'evoluzione delle normative europee e la crescente attenzione verso la tutela delle informazioni personali e strategiche. Oggi, tuttavia, l'accelerazione impressa dall'intelligenza artificiale e dalla crescente dipendenza da infrastrutture digitali globali impone di ampliare lo sguardo. La recente attenzione internazionale sul tema dell'accesso ai modelli di intelligenza artificiale più avanzati rappresenta infatti un'occasione per riflettere su una questione più ampia che riguarda il rapporto tra innovazione, autonomia strategica e resilienza dei servizi digitali. La trasformazione digitale degli ultimi vent'anni ha prodotto benefici straordinari. Servizi più efficienti, maggiore interoperabilità, capacità di elaborazione praticamente illimitate e un livello di innovazione che nessun singolo attore pubblico o privato avrebbe potuto sviluppare autonomamente. In questo contesto, il cloud computing e le piattaforme digitali globali hanno svolto un ruolo fondamentale nel democratizzare l'accesso alle tecnologie più avanzate". Sono le parole di Davide D’Amico, ingegnere esperto di tecnologie digitali, Direttore generale per l’innovazione digitale la semplificazione e la statistica del Ministero dell’istruzione e del merito, sul tema dell'Intelligenza artificiale.

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"La crescente centralità di queste infrastrutture pone però una domanda legittima: quanto sono resilienti i nostri sistemi quando una funzione essenziale dipende da tecnologie, piattaforme o capacità computazionali controllate da soggetti che operano sotto altre giurisdizioni? Non si tratta di mettere in discussione la qualità, l'affidabilità o l'importanza dei grandi operatori internazionali. Al contrario, gran parte dell'innovazione digitale contemporanea è stata resa possibile proprio grazie ai loro investimenti e alla loro capacità di ricerca. La questione è un'altra. In un mondo caratterizzato da tensioni geopolitiche, competizione tecnologica e crescente rilevanza strategica dei dati, è opportuno interrogarsi su come garantire continuità operativa e libertà di scelta anche in scenari inattesi".

"La riflessione diventa ancora più interessante se si considera un elemento spesso trascurato nel dibattito pubblico: i metadati. Quando si parla di dati si pensa immediatamente al contenuto di documenti, comunicazioni e archivi informatici. Esiste però un livello informativo ulteriore che descrive le modalità con cui quei dati vengono utilizzati. Prendiamo il caso della posta elettronica. Anche senza accedere al contenuto dei messaggi, i metadati consentono di conoscere chi comunica con chi, con quale frequenza, in quali orari, da quali luoghi e all'interno di quali reti organizzative. Analizzati nel loro insieme, questi elementi possono fornire una rappresentazione estremamente accurata delle relazioni istituzionali, delle dinamiche organizzative, dei processi decisionali e dei flussi operativi di un'amministrazione, di un'impresa o di un intero sistema Paese", prosegue l'esperto.

"Nell'era dell'intelligenza artificiale il valore di tali informazioni aumenta ulteriormente.I moderni sistemi di analisi e correlazione sono infatti in grado di estrarre conoscenza, identificare pattern e ricostruire comportamenti collettivi partendo da grandi quantità di metadati, spesso senza la necessità di accedere direttamente ai contenuti. È per questo motivo che il tema della sovranità digitale non può più essere interpretato esclusivamente come una questione di protezione dei dati. Parlare di sovranità digitale significa ragionare sulla capacità di governo delle infrastrutture critiche, sulla disponibilità delle tecnologie strategiche, sulla resilienza delle piattaforme e sulla possibilità di mantenere il controllo delle funzioni essenziali della società digitale. Significa interrogarsi sulla capacità di garantire continuità dei servizi pubblici, affidabilità delle comunicazioni istituzionali e autonomia decisionale anche in contesti caratterizzati da elevata incertezza. La risposta non può essere la chiusura tecnologica. Nessun Paese, da solo, è oggi in grado di sviluppare autonomamente l'intera catena del valore digitale. Né sarebbe auspicabile rinunciare ai benefici derivanti dall'innovazione globale, dalla cooperazione internazionale e dall'apertura dei mercati. La sfida consiste piuttosto nel costruire un equilibrio. Un equilibrio tra apertura e resilienza, tra interoperabilità e autonomia, tra innovazione globale e capacità di governo nazionale ed europeo", aggiunge D'Amico.

"Questo significa investire nelle competenze, nella ricerca, nelle infrastrutture cloud, nei modelli aperti, nella cybersicurezza e nella qualità dei dati. Significa rafforzare la capacità delle istituzioni di comprendere e governare tecnologie che stanno rapidamente diventando infrastrutture fondamentali per il funzionamento della società", sottolinea il Direttore generale per l’innovazione digitale la semplificazione e la statistica del Ministero dell’istruzione e del merito.

"La sovranità digitale non è e non deve essere un concetto ideologico. È una componente della resilienza nazionale. Non coincide con l'autarchia tecnologica e non implica la rinuncia all'innovazione globale. La sovranità digitale rappresenta, invece, la capacità di garantire che le scelte strategiche restino sempre nella disponibilità delle istituzioni democratiche e che i servizi essenziali possano continuare a funzionare anche in presenza di cambiamenti improvvisi del contesto tecnologico o geopolitico. In un'epoca in cui l'intelligenza artificiale sta ridefinendo gli equilibri economici e sociali, la vera sfida non sarà scegliere tra apertura e autonomia. Sarà costruire sistemi sufficientemente aperti da innovare e sufficientemente resilienti da non dipendere da un'unica opzione. In altre parole, la vera sovranità digitale consiste nella capacità di continuare ad avere una scelta", conclude D'Amico.

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