"La scelta della Regione Piemonte, amministrata dal centrodestra, di trasformarsi in un avamposto radicale finanziando i farmaci per procurare la morte a chi ne fa richiesta è un grave tradimento politico verso gli elettori e presta il fianco allo stravolgimento del mandato del Servizio Sanitario che dovrebbe curare, non uccidere. La circolare inviata alle Asl dall’assessorato alla Sanità, guidato da Federico Riboldi di Fratelli d’Italia, si piega alla cinica deriva di chi offre la morte come soluzione economica alla sofferenza, abdicando al dovere di curare e sostenere i più fragili. È inaccettabile che la Regione si affretti a finanziare la morte, quando circa due malati su tre in Piemonte sono ancora privati del diritto fondamentale alle cure palliative. Per questo chiediamo all’amministrazione Cirio di ritirare immediatamente la circolare". Così Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, commenta la circolare inviata dalla Regione a tutte le Asl con le linee-guida su come gestire le procedure di suicidio medicalmente assistito e arrivata dopo il caso di un paziente dell'Asl Torino 4 (Chivassese e Canavese) che, pur avendo ottenuto la validazione dei requisiti richiesti per legge, aveva ricevuto il diniego dell’azienda di fornire, prescrivere o consegnare i farmaci.
"Dal 2019, anno della sentenza Dj Fabo-Cappato, ad oggi - prosegue Brandi - si è passati dal fissare alcuni requisiti a coinvolgere direttamente medici, ospedali e Asl. Non osiamo immaginare a cosa potrà portare l’approvazione, a livello nazionale, di una legge sul fine vita, come quella attualmente in discussione in Senato e presentata da una parte del centrodestra come una sorta di 'male minore'. Al contrario, è dietro l’angolo il rischio di legittimare la morte d’ufficio e di spingere malati, fragili e anziani a farla finita. Non dimentichiamo che ogni legge educa: ciò che la norma autorizza finisce per essere percepito dalla società come buono, giusto e perfino auspicabile. Se tra le risposte alla sofferenza lo Stato inserisce la morte, il messaggio implicito per i più fragili cambia drammaticamente: 'puoi farti da parte'. È in questo vuoto etico che nasce il senso di colpa: l’anziano, il malato e il disabile rischiano di sentirsi solo un peso o un costo sociale, subendo pressioni - esplicite o silenziose - a togliersi di mezzo per non disturbare".