Fine vita, Pro Vita & Famiglia: "Senato accolga appello della Chiesa, stop a legge"

Antonio Brandi
Antonio Brandi
27 gennaio 2026 | 14.01
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Pro Vita & Famiglia esprime "pieno sostegno e condivisione alle parole pronunciate dal cardinale Matteo Zuppi contro le derive eutanasiche nel dibattito politico in corso sul fine vita e sul rischio che una norma che legittima il suicidio assistito rischia di 'depotenziare l’impegno pubblico verso i più fragili', che 'potrebbero convincersi di essere divenuti ormai un peso'”. "Ci aspettiamo che la maggioranza e, in generale, tutti i parlamentari, soprattutto quelli che si dichiarano cattolici, percorrano la strada tracciata dal cardinale Zuppi e boccino subito il disegno di legge sul fine vita, la cui discussione ricomincerà in Senato a metà febbraio", dichiara Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, commentando le parole con cui il presidente della Cei ha aperto, ieri, il Consiglio permanente dei vescovi italiani in corso a Roma.

"Come ha ricordato anche la Consulta - aggiunge Brandi - il parlamento non ha nessun obbligo legislativo né c’è alcun vuoto normativo. Ecco perché, come ha detto Zuppi, 'la risposta alla sofferenza non è offrire la morte, ma garantire forme di sostegno sociale' e concentrare ogni sforzo per incentivare una volta per tutte l’applicazione concreta e capillare della legge 38/2010 sulle cure palliative, come lo stesso cardinale ha denunciato, sottolineando la necessità di garantirle 'senza distinzioni sociali e geografiche, mentre ancora non sono applicate come stabilito'”.

Ad oggi infatti, riporta 'Pro Vita & Famiglia', "in Italia solo il 33% degli aventi diritto alla palliazione riesce effettivamente ad accedervi, con drammatiche medie regionali come in Sardegna (4,3%), Calabria (6,4%), Campania (8,5%), Marche (8,5%) e in generale con la maggior parte delle Regioni che non supera la media nazionale". Le parole di Zuppi seguono la strada tracciata da Papa Leone XIV nel discorso al corpo diplomatico del 9 gennaio, quando ha affermato che "è compito degli Stati rispondere concretamente alle situazioni di fragilità, offrendo soluzioni alla sofferenza umana, quali le cure palliative, e promuovendo politiche di autentica solidarietà, anziché incoraggiare forme di illusoria compassione come l’eutanasia", conclude Antonio Brandi.

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