Flotilla, il racconto di un attivista italiano: "Costretti in ginocchio con armi puntate, persone prese a calci"

La denuncia di Antonio La Piccirella, fra i partecipanti italiani alla Global Sumud Flotilla, presentata ai pm della procura di Roma

Striscione Flotilla - Fotogramma / Ipa
Striscione Flotilla - Fotogramma / Ipa
28 maggio 2026 | 18.56
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"Ci hanno tenuti a forza in ginocchio, con le mani dietro la testa, ci intimavano di non parlare puntandoci contro le armi. (…) Nel frattempo arrivavano persone con il volto tumefatto e il naso rotto, che ci raccontavano delle violenze subite durante la protesta per impedire che Thiago e Saif fossero portati via". È il racconto dei fatti contenuto nella denuncia di Antonio La Piccirella, fra i partecipanti italiani alla Global Sumud Flotilla, presentata ai pm della procura di Roma che già indagano sui fermi degli attivisti da parte delle autorità israeliane. Nel procedimento i magistrati stanno valutando oltre all’ipotesi di sequestro anche quella di tortura e violenza sessuale.

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Nella denuncia, preparata dall’avvocato Flavio Rossi Albertini che assiste La Piccirella, l’attivista riferisce tutto quanto accaduto a partire dai momenti dell’abbordaggio avvenuto il 29 aprile scorso. "Hanno preso uno zaino dentro il quale hanno gettato i nostri passaporti e nel mentre dirottavano la barca a vela verso la nave cargo militare. Una volta avvicinati alla imbarcazione israeliana hanno reso la nostra barca inservibile tagliando la vela principale e i cavi del motore abbandonandola in balia delle onde e, in due passaggi, hanno portato sulla fregata tutto l'equipaggio della Holy Blue. Una volta saliti sulla nave cargo, ci hanno fatti mettere immediatamente in ginocchio, con le braccia dietro la schiena e lo sguardo rivolto verso terra", si legge nell’atto.

“Successivamente ci è stato raccontato che le persone che avevano subito lesioni erano stati picchiati mentre tentavano una resistenza passiva con le mani alzate alla quale i militari avevano reagito colpendole con calci, pugni e colpi di fucile. L'episodio sarebbe durato poco ma connotato da modalità particolarmente violente – prosegue La Piccirella - Una volta arrivati a Creta abbiamo richiesto la restituzione dei passaporti; ad alcuni sono stati restituiti, ad altri no. Siamo poi saliti sui bus diretti verso l'aeroporto”. Nella denuncia si sottolinea tra l’altro come l’operazione dei militari israeliani sia avvenuta in acque internazionali. “Appare evidente come la Marina israeliana non avesse alcun diritto di interferire con la navigazione della Holy Blue, battente bandiera italiana, in acque internazionali”.

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