"Battaglia per ricoscimento errore giudiziario è stato ping pong infinito"
"Questa mia battaglia per il riconoscimento da parte dello Stato dell’errore giudiziario è stato un ping pong infinito che è durato sei anni e che finalmente si è concluso, dopo quattro corti d’appello e quattro Cassazioni, da poche settimane. Ho vinto, ho avuto ragione su tutto, sono stati messi finalmente i puntini sulle i: quindi un errore giudiziario, una pressione cautelare fortissima che mi ha portato al patteggiamento. Le mie sentenze hanno fatto anche giurisprudenza, sono state poi utili anche ad altri. Ed era questo un po’ l’obiettivo che avevo: non era solo una mia battaglia, ma doveva essere una battaglia per rendere questo Paese migliore. Spero di aver contribuito. Non è che sia stata riconosciuta la mia estraneità, ma sono stata assolta perché il fatto non sussiste. Cioè era un reato totalmente inesistente". A dirlo durante un'intervista alla trasmissione 'Iceberg', in onda su Antenna 3 - Telelombardia, è stata Giulia Ligresti, la figlia dell'imprenditore Salvatore Ligresti, figlia di Salvatore Ligresti, arrestata nel 2013 con il padre e i fratelli nell'inchiesta sulle presunte false riserve sinistri della Fondiaria Sai e ritenuta vittima di un errore giudiziario.
"Ci vuole tanto tempo. Io credo che la giustizia sia uguale per tutti, ma non lo è la capacità di difendersi - dice Ligresti intervistata da Fulvio Giuliani a tre mesi dell'assoluzione dopo un "calvario" durato 13 anni -. Io ho avuto la forza anche economica di affrontare questo percorso e ci ho messo molti anni. Ho impiegato diversi anni perché a un certo punto l’ho presa come una missione. Dopo che la Procura Generale e l’Avvocatura dello Stato hanno impugnato per quattro volte la sentenza, mi hanno fatto tornare sempre da capo. È stato quasi un paradosso: per ottenere un risarcimento ho dovuto investire tempo ed energie enormi. Sembrava una commedia dell’assurdo". Dopo l’ultima sentenza della Cassazione, che "ha chiuso definitivamente questo ping pong infinito - racconta -, ho deciso comunque di perdonare anche queste persone che hanno cercato di non farmi riconoscere l’errore. Non per rabbia, ma perché credo che ci siano casi complessi. Nel nostro caso si trattava di un calcolo complesso delle riserve di una grande compagnia assicurativa, non di un semplice 'uno più uno'. Ho visto motivazioni che lasciavano perplessi, come se non fosse stata compresa la complessità del caso. Per questo ho deciso di lasciar andare e perdonare".
Ligresti si dice "d’accordo con il ministro Nordio. Errare è umano, perseverare è diabolico. Chi sbaglia e continua a sbagliare, e ha un potere così grande sulle vite delle persone, forse non dovrebbe più averlo. Non tanto una sanzione economica, ma dovrebbero essere messi nelle condizioni di non poter più fare danni. È un potere troppo grande, può devastare la vita delle persone. Io ho ripreso la mia vita e l’ho trasformata". Adesso si occupo di "progetti umanitari, anche in paesi complessi come Afghanistan e Gaza". "La mia filosofia è la resilienza: trasformare le difficoltà in qualcosa di migliore - dice -. Come l’arte giapponese del kintsugi, dove un vaso rotto viene riparato con fili d’oro e diventa ancora più bello di prima. Ho patteggiato perchè dovevo tornare a casa dai miei figli e quindi, comunque, tornare a una vita. Ero talmente poco fiduciosa nella giustizia come ricerca della verità che mi sono domandata: e se poi mi danno l’ergastolo? Cioè, c’è anche un pensiero di questo tipo quando il tuo mondo si ribalta completamente. Non hai più fiducia nelle istituzioni, ti ritrovi in un ambiente carcerario, confrontata con persone ai margini della società che diventano le persone con cui in qualche modo ti sostieni".
"Oggi so che non c’è più un unico gip che decide da solo, ma tre soggetti, quindi forse più cautela nel disporre misure prima del processo - dice ancora -. Il pericolo di fuga, nel mio caso, si basava su un’ipotesi di un elicottero o aereo parcheggiato: bastava verificare. La reiterazione del reato veniva giustificata dal suo ruolo in Pirelli. Spesso la custodia cautelare viene usata quando l’inchiesta è debole. Quando l’inchiesta è debole, quello strumento diventa un modo per arrivare comunque a un risultato, anche tramite patteggiamento. Ma il patteggiamento avviene in un momento in cui la volontà non è completamente libera". E ancora: "Quello che mi ha più impressionato e spaventato è stato questo: come già nel caso di Enzo Tortora e in molti altri, ci sono tre problemi fondamentali. Il primo è l’informazione. Un’informazione che ormai non ha più bisogno di verifiche e diventa univoca. Io dico qualcosa non verificato, e quello diventa la verità percepita dal pubblico. Mi ha colpito una frase sentita in una trasmissione: mentre venivano raccontate cose non vere e già smentite dal ministro, una giornalista ha detto: 'Spieghiamolo bene ai nostri telespettatori'. Ma come si può dire 'spieghiamolo' se non sai nemmeno se le notizie sono vere? Questo è ciò che mi spaventa".
Per Ligresti "oggi sembra che valga tutto. Abbiamo anche perso un’occasione, forse, con il referendum, ma il cambiamento deve essere soprattutto culturale. Bisogna imparare a capire che ciò che viene detto, anche in televisione, non è sempre verità. Anzi, spesso non lo è. Bisogna andare a fondo, altrimenti è troppo facile, troppo semplice, ed è profondamente sbagliato. Il mio libro non a caso si intitola proprio 'Niente è come sembra'". Come si supera tutto questo? "Io credo che, quando ti succedono certe cose nella vita, o molli e ti abbandoni al destino, oppure ti rimbocchi le maniche e cerchi di uscirne, provando anche a trasformare l’esperienza in qualcosa di utile per gli altri", conclude.