Per la donna, accusata di essere stata complice di un sistema che ha portato a un buco di 180mila euro, il pm ha chiesto la custodia cautelare in carcere
“Ho lavorato lì per oltre vent’anni. Ho commesso degli errori ma non per quegli ammanchi che vengono ipotizzati. In molti casi mi limitavo a fornire la mia tessera sconti”. È quanto avrebbe sostanzialmente detto nel corso di dichiarazioni spontanee la ex cassiera della Coin della stazione Termini comparsa oggi, venerdì 27 febbraio, davanti al gip, insieme ad altre tre persone, per l’interrogatorio preventivo.
Nell’inchiesta, coordinata dal pm Stefano Opilio e che vede indagate oltre 44 persone, di cui 21 appartenenti alle forze dell’ordine, tra carabinieri e poliziotti, sono 80 gli episodi di furto contestati per fatti relativi a tre mesi.
Secondo l’accusa attraverso transazioni di poche decine di euro, che non finivano nel registratore di cassa, veniva ‘acquistata’ merce con un valore superiore a cui veniva tolto l’antitaccheggio. A far scattare le indagini era stato un ammanco di oltre 180mila euro emerso con l'inventario a febbraio del 2024, relativo all'anno precedente, denunciato dal direttore della Coin. Per la cassiera che un anno fa era stata licenziata, difesa dagli avvocati Carlo Testa Piccolomini e Irene Bisiani, e altre tre persone il pm ha chiesto la custodia cautelare in carcere. Richiesta su cui il gip si è riservato di decidere.