Mario Serio sulla polemica seguita alle parole del Procuratore di Palermo e Nordio
"Le autorevoli parole del Procuratore Maurizio De Lucia, non nuove e non dissonanti rispetto a voci egualmente qualificate, danno pubblicamente conto di un fenomeno allarmante e meritevole di essere affrontato con soluzioni urgenti ed efficienti. Lo Stato si trova di fronte ad uno stretto bivio tra sicurezza e mantenimento di misure di umanizzazione delle pene". Così, interpellato dall'Adnkronos, il Garante nazionale dei detenuti, Mario Serio, commentando la polemica seguita alle parole del Procuratore capo di Palermo, Maurizio de Lucia, secondo cui "lo Stato non controlla più le carceri. Il controllo appartiene solo alle organizzazioni criminali, che vogliono lasciare le cose per come sono: le carceri non esplodono perché i detenuti non vogliono farle esplodere".
Parole a cui aveva replicato a stretto giro il ministro della Giustizia Carlo Nordio: "Maurizio De Lucia ha perso il controllo di se stesso. È di una gravità inaudita che un procuratore offenda l’intero corpo della polizia penitenziaria che svolge il proprio dovere con il rischio della vita. Se qualche fenomeno patologico è avvenuto un magistrato non può estenderlo all’intero territorio nazionale. Questo non è il modo migliore per creare quell’atmosfera di leale collaborazione che stiamo attuando, con interlocuzioni attente sia con il procuratore nazionale antimafia, sia con il Csm, sia con l’Anm".
Per il Garante dei detenuti Serio, la questione "va governata con equilibrio e realismo". "Proprio a questo obiettivo di sollecitazione del potere esecutivo ad affrontare il problema mirava l’intervento del Procuratore - spiega ancora Serio - Esso non ha avuto il solo pregio della doverosa e pubblica informazione, contenuta in limiti sobri e rispettosi. Il suo pensiero mette i responsabili della politica penitenziaria dinanzi ad una realtà che è vano esorcizzare fideisticamente".
Per il Garante dei detenuti "è necessario trovare soluzioni che non si adagino su facili pulsioni ma sappiano distinguere tra le varie situazioni soggettive con razionalità, abbinata, ove occorra, a fermezza". Mario Serio avverte ancora: "L’unico errore da evitare è quello di ignorare le circostanze e censurare chi adempie il dovere istituzionale di rivelarle senza mai ed in alcun modo screditare i sacrifici straordinari del personale dell’ amministrazione penitenziaria, che opera in quelle improbe condizioni logistiche e materiali , comuni ai detenuti, che sono il primo propellente per la rottura delle inderogabili regole della convivenza civile".
Serio conclude: "Insomma, si dia finalmente vita ad un’aperta collaborazione interistituzionale che prevenga autoritari atteggiamenti unilaterali". (di Elvira Terranova)