Hackerare la mente, la nuova frontiera della cybersecurity è dentro di noi

Non sono più solo i sistemi a essere sotto attacco: oggi il bersaglio è la mente umana. Pierguido Iezzi e Gennaro Fusco spiegano come parole, algoritmi e AI ridefiniscono la sicurezza e mettono alla prova la democrazia

Hackerare la mente, la nuova frontiera della cybersecurity è dentro di noi
13 aprile 2026 | 17.54
LETTURA: 3 minuti

Non è più soltanto una questione di virus, hacker o furti di dati. La nuova frontiera della cybersecurity passa per la mente. È questa la tesi centrale di Hackerare la mente. Parole, algoritmi e inganni. Come difendere la propria libertà digitale, il saggio di Pierguido Iezzi e Gennaro Fusco, pubblicato da Il Sole 24 Ore.

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Il libro parte da un presupposto semplice ma radicale: nel mondo digitale contemporaneo, il vero punto debole non è il codice, ma il pensiero umano. E proprio su questo terreno si stanno spostando le strategie di attacco più avanzate.

Dalla sicurezza dei sistemi alla sicurezza cognitiva

Il volume analizza il fenomeno del cosiddetto cognitive hacking: una forma di attacco che non punta a violare infrastrutture informatiche, ma a influenzare percezioni, emozioni e decisioni. Email, notifiche, chatbot, social network: ogni interazione digitale può trasformarsi in un vettore di manipolazione.

Le tecnologie, spiegano gli autori, conoscono ormai abitudini, preferenze e vulnerabilità degli utenti, e possono sfruttarle per orientare comportamenti spesso senza che ce ne rendiamo conto. Non si tratta più solo di proteggere dati, ma di difendere la libertà di scelta.

Il potere delle parole e l’AI

Uno dei punti più originali del saggio è l’attenzione al linguaggio. Le parole non descrivono soltanto la realtà: la costruiscono. Nel contesto digitale diventano strumenti strategici, capaci di generare fiducia, urgenza o paura.

Con l’avvento dell’AI generativa, questo processo si amplifica. I modelli linguistici sono in grado di produrre contenuti perfettamente coerenti e personalizzati, rendendo sempre più sofisticate e difficili da riconoscere le forme di manipolazione.

Il risultato è una sorta di “persuasione industriale”, scalabile e adattiva, che può colpire milioni di persone in modo mirato.

Democrazia sotto pressione

Non a caso, nella prefazione, Lorenzo Guerini (presidente del Copasir) alza il livello dell’analisi: “È in gioco, sostanzialmente, la democrazia”, chiamata a difendere i propri valori in un contesto in cui tecnologia e informazione ridefiniscono continuamente il rapporto tra libertà e controllo.

Il libro collega infatti la dimensione individuale, cioè la vulnerabilità cognitiva, a quella sistemica: le interferenze esterne, statuali e non, che mirano a influenzare processi democratici e infrastrutture critiche.

In questo scenario, emerge anche il tema della “digipolarizzazione”: un mondo digitale sempre più frammentato, in cui dati e tecnologie diventano strumenti di potere e sovranità.

Una guida pratica alla difesa

Accanto all’analisi, il saggio propone anche strumenti concreti. Dall’igiene comunicativa alla consapevolezza dei bias cognitivi, fino a una nuova alfabetizzazione digitale, gli autori offrono una guida per riconoscere e contrastare le manipolazioni. L’obiettivo non è solo informare, ma costruire una difesa personale e collettiva in un ecosistema sempre più complesso.

Un libro per capire il presente (e il futuro)

Pensato per un pubblico ampio — professionisti, educatori, genitori, ma anche semplici utenti — Hackerare la mente riesce a coniugare rigore e accessibilità. Un saggio che si inserisce nel dibattito su AI, sicurezza e democrazia, offrendo una chiave di lettura concreta delle trasformazioni in corso.

Perché, come sintetizza il volume, la mente umana è diventata il nuovo campo di battaglia. E imparare a difenderla è ormai una competenza essenziale.

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