"Specie batteriche specifiche, la cui concentrazione può essere incrementata proprio dalla convivenza con gli animali, intervengono direttamente nella sintesi di molecole come l'ossitocina e la dopamina, innescando cascate biochimiche protettive contro lo stress, l'infiammazione sistemica e il declino cognitivo correlato all'età"
L'evoluzione della medicina moderna ci sta conducendo verso una comprensione sempre più profonda e integrata di ciò che determina la nostra salute. "Per lungo tempo abbiamo guardato al patrimonio genetico come a un destino scritto e immutabile, un codice biologico in grado di stabilire da solo la predisposizione a specifiche patologie o, al contrario, la garanzia di una longevità in salute. Oggi, tuttavia, la scienza ha dimostrato che il genoma umano non opera nel vuoto, ma si trova in costante e dinamico dialogo con tutto ciò che ci circonda. Il concetto chiave che descrive questa fitta rete di interazioni esterne è l'esposoma. L'esposoma rappresenta la totalità delle esposizioni ambientali a cui un individuo è sottoposto nel corso dell'intera esistenza: ne fanno parte la dieta, lo stile di vita, l'inquinamento, lo stress e persino il tipo di relazioni sociali che coltiviamo. Non si tratta di un semplice catalogo di elementi esterni, bensì di un fattore biologico attivo che interviene direttamente sui meccanismi di regolazione del nostro organismo. In questo scenario, la vera sfida scientifica è stata comprendere attraverso quale meccanismo l'ambiente riesca a imprimere una traccia così profonda sul nostro genoma, modificandone l'espressione senza alterarne la sequenza lineare. La risposta risiede in uno straordinario ponte biologico: il microbiota intestinale". Lo spiega all'Adnkronos Salute l'immunologo Mauro Minelli, docente di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro.
Composto da miliardi di microrganismi che popolano il nostro tratto digerente, "il microbiota funge da vero e proprio mediatore d'eccezione tra il macrocosmo dell'esposoma e il microcosmo del nostro Dna. Questa comunità microbica - continua Minelli - si comporta come un sensore finissimo, capace di recepire gli stimoli ambientali, metabolizzarli e tradurli in segnali biochimici comprensibili per le nostre cellule. La configurazione di questo ecosistema inizia a strutturarsi fin dai primi istanti di vita, influenzata dalla modalità del parto o dall'allattamento, e continua a evolversi nelle fasi successive dello sviluppo fino a stabilizzarsi in un profilo adulto. Quando il microbiota mantiene uno stato di equilibrio e diversità, definito eubiosi, garantisce il corretto funzionamento immunitario e metabolico, ponendo le basi per un invecchiamento in salute. Il ruolo del microbiota come intermediario si manifesta in modo plastico anche attraverso fenomeni apparentemente distanti dalla genetica pura, come l'interazione quotidiana tra l'uomo e gli animali da compagnia. Gli studi più recenti in ambito neuroscientifico e immunologico evidenziano come lo stretto contatto interattivo e la condivisione degli spazi domestici diano vita a un vero e proprio microbioma sociale. Questo scambio microbico costante - osserva - arricchisce la diversità della flora intestinale umana, stimolando la tolleranza immunitaria e modulando la produzione di neurotrasmettitori essenziali. Specie batteriche specifiche, la cui concentrazione può essere incrementata proprio dalla convivenza con gli animali, intervengono direttamente nella sintesi di molecole come l'ossitocina e la dopamina, innescando cascate biochimiche protettive contro lo stress, l'infiammazione sistemica e il declino cognitivo correlato all'età".
È proprio in questa complessa rete di relazioni che "si realizza pienamente l'approccio scientifico della visione 'One Health', il modello che riconosce la salute umana, animale e ambientale come un unico ecosistema indissolubile. L'esposoma cessa così di essere un fattore astratto per diventare una forza concreta, mediata dalla biologia dei microrganismi che ospitiamo e che condividiamo - conclude l'immunologo - Curare l'ambiente, governare consapevolmente le esposizioni quotidiane e preservare l'integrità del microbiota non significa soltanto proteggere un apparato organico, ma significa intervenire attivamente sul ponte che unisce la nostra storia biologica al nostro futuro in salute".