Il sacerdote all'Adnkronos dopo la rimozione dal servizio pastorale: "Al Papa direi che abbiamo applicato il Vangelo, la Chiesa ci protegga"
"Non mi aspettavo questa doppia bocciatura. Su Vicofaro nonostante avessimo fatto ricorsi dettagliati me lo potevo immaginare ma per Ramini eravamo sicuri che si potesse continuare". Così don Massimo Biancalani commenta all'Adnkronos la rimozione dal servizio pastorale nelle due chiese dove aveva fatto dell'accoglienza ai migranti la sua missione.
"Il problema è che ora a Ramini ci sono una cinquantina di migranti. Il vescovo, monsignor Augusto Mascagna che è arrivato da un mese e mezzo, mi ha detto di continuare il mio servizio ancora per un po' - rivela il sacerdote - ma mi ha anche detto 'io voglio una chiesa normale' quindi temo che in prospettiva l'esperienza delle porte aperte che invocava Papa Francesco e di cui parla con parole importanti anche Papa Leone, vada a terminare. Io - aggiunge poi con rammarico - sono finito in una discussione che ha valicato la Chiesa, sono finito sotto la lente della politica e come tutti quelli che in questi anni si sono esposti sul tema migratorio, da Mimmo Lucano ad altri, sono stato vessato. Non sono amato neanche sul territorio: non piace alla politica l'idea di accoglienza - afferma don Massimo - e nonostante si siano susseguite giunte di centrodestra o di centrosinistra, al di là dei modi o dei toni, la sostanza non cambia molto".
"C'è poi una solitudine tutta interna alla Chiesa perché - prosegue il sacerdote - al di là degli appelli del Papa, nei territori non puoi tenere una linea molto di accoglienza, tanto è vero che pochissimi preti hanno davvero aperto le porte, anche per questo - sottolinea - noi ci siamo congestionati. Anche papa Leone parla di chiesa aperta ma se apri le porte le persone arrivano, si mettono a dormire sulle scale e sono persone, non possiamo ignorarli e poi batterci il petto a messa. Io questa cosa non la sopporto più. Spero in una riflessione dei vescovi - aggiunge don Massimo - . A papa Leone direi che facendo fatica abbiamo in questi anni applicato il Vangelo, abbiamo bisogno che la Chiesa ci protegga".
Ma ora cosa succederà? "Vedremo - conclude don Biancalani - certamente al Vescovo per questa fase di transizione chiederò una deroga per iscritto. Ai ragazzi non ho detto niente, sono così fragili".