L'iniziativa del sito Bikeitalia. "Non si può venire uccisi a 7 anni andando a scuola in bici". Travolto da un automobilista a Torino.
"Nessuna vita dovrebbe finire sulla strada. Ma quando a morire è un bambino di 7 anni, su una ciclabile, mentre va a scuola in bici, il dolore e la rabbia diventano insopportabili. Nicolò è morto a Torino martedì 22 settembre. Per questo rivolgiamo un appello al presidente Cordiano Dagnoni e alla Federazione Ciclistica Italiana: chiediamo che la Nazionale Italiana corra le prove in linea dei Mondiali di Montréal con il lutto al braccio". E' l'appello che il sito Bikeitalia.it lancia oggi alla Federciclismo, dopo l'uccisione da parte di un automobilista del bambino di Torino mentre andava a scuola in bici accompagnato dal padre.
"Un gesto semplice, visibile in tutto il mondo, per ricordare Nicolò e riportare la sicurezza di chi va in bicicletta al centro del dibattito pubblico. Le maglie azzurre -si legge nell'appello del sito, il più seguito in Italia sulla nuova cultura della mobilità attiva a due ruote- sono tra i simboli più riconoscibili dello sport italiano, e la loro presenza sulle strade del Canada, davanti a milioni di spettatori, può dare a questa storia la voce che finora non ha avuto. La federazione e il presidente hanno più volte ribadito il loro impegno per la sicurezza stradale: questo è il momento di dimostrarlo con un atto concreto, e di far vedere che il ciclismo delle maglie azzurre e quello di chi pedala ogni giorno per andare a scuola o al lavoro stanno dalla stessa parte. Sappiamo bene che serve l’autorizzazione dell’Uci e che la richiesta potrebbe non essere accolta. Ma le gare più importanti devono ancora essere corse, i tempi tecnici ci sono e provarci è già una risposta: significa non lasciare che questa morte resti soltanto il dolore di una famiglia. Speriamo di vedere la nostra Nazionale ricordare Nicolò, e ricordare a un paese intero e a chi lo governa che non si può morire così. Che non è più accettabile. Dietro ognuna di queste morti in bicicletta c’è una una persona, famiglia, una comunità che resta a fare i conti con un vuoto. Ma raramente queste morti diventano notizia oltre la cronaca locale, e quasi mai diventano occasione per discutere di cosa si potrebbe fare per evitarle. È l’ennesima occasione persa per parlare di un tema che riguarda ogni cittadino e che la politica continua a ignorare: la velocità delle auto in città, la qualità e la sicurezza delle infrastrutture ciclabili, la possibilità per un bambino di andare a scuola in bicicletta senza rischiare la vita. Non c’è futuro -conclude l'appello- se si muore a 7 anni, in bici, andando a scuola".