“Dire che Falcone e Borsellino sono stati uccisi dai neofascisti, significa fondamentalmente attribuire a questi due grandi magistrati la patente di incompetenti, di gente che ha cercato di combattere un nemico, che non era quello che loro stavano combattendo”. Lo ha detto l’avvocato Fabio Trizzino, legale della famiglia Borsellino e marito di Lucia Borsellino, intervenendo all’incontro ‘L’estate che cambiò Palermo’ a pochi giorni dalla commemorazione della strage di via D’Amelio. “E se voi guardate tutti i loro interventi, all'interno dell'Associazione nazionale magistrati, nelle scuole di magistratura, ovunque, non c'è un solo riferimento, al terrorismo di destra o di sinistra”, aggiunge Trizzino.
“D'altra parte, la mafia, Cosa nostra, è quanto di più sovversivo c’è stato nel nostro paese- aggiunge il legale -la sovversione mafiosa si caratterizza, innanzitutto, perché il fenomeno è secolare, mentre il terrorismo rosso, il terrorismo nero, ha avuto una parentesi ben precisa, mentre la mafia ha una tentacolare spinta sovversiva, eversiva. C’è da più di un secolo e ipoteca e controlla delle dinamiche, anche soprattutto economiche di questo paese”.
Poi spiega: “La mafia, Cosa nostra, quando controlla il territorio, quando impone il monopolio fiscale attraverso il racket delle estorsioni, quando cerca di competere con lo Stato, ponendosi come elemento di risoluzione dei conflitti sociali, non c'è un fascismo, non c'è terrorismo rosso che tenga, sotto il profilo del pericolo del sovvertimento delle istituzioni repubblicane. Perché andare a cercare altrove, quando la sovversione noi l'abbiamo vista e non ci dobbiamo sorprendere se la stessa assume fenomenicamente l'elemento stragista?”.
“Noi, a differenza per esempio dei familiari delle vittime di Piazza della Loggia, della strage di Bologna, di tanto altro, una parte della verità importante l'abbiamo ottenuta. Quindi, Paolo Borsellino, sono sicuro, ci direbbe ‘Guardate il bicchiere mezzo pieno, ma soprattutto rispettate la magistratura, anche quando sbaglia, perché sa trovare dentro di sé la forza’”, dice l'avvocato Trizzino.
E torna a parlare della tesi neofascista sulle stragi: “Quando io sento parlare di un coinvolgimento dei neofascisti nella stagione stragista del 1992, non credo che chi sostiene questo non si renda conto dell'insidiosissimo attacco alla professionalità di Falcone e Borsellino. È come dire ‘Voi non avete capito niente, non avete saputo individuare il vero nemico’. Quando, invece, se noi andiamo alle fonti, vediamo che gli ultimi 10 anni di vita di Falcone e Borsellino, al di là degli aspetti strettamente legati ad una loro professione sul campo, Falcone a Palermo, Borsellino a Marsala, che scompagina la mafia militare di Partanna e della provincia trapanese, l'altro degli appalti pubblici, si sono occupati degli intrecci della politica, dell'imprenditoria, della massoneria mafiosa”. (di Elvira Terranova)