Legale famiglia pallavolista morta: "Indagine a senso unico, no archiviazione"

L'avvocato Antonio Ingroia
L'avvocato Antonio Ingroia
30 luglio 2026 | 18.23
Elvira Terranova
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"Ritengo questa richiesta di archiviazione disarmante, nel senso che fa cadere le braccia. E conferma quello che purtroppo è il nostro sospetto, dopo aver letto gli atti, e anche la richiesta di archiviazione lo conferma: sembra un'indagine a senso unico, indirizzata a scagionare ogni responsabilità dei presenti, più che a scandagliare la verità ancora misteriosa sulla sulla morte di Simona Cina. Si potrebbe dire che le uniche cose certe sono che Simona Cina è morta e che è morta annegata, ma questo lo sapevamo già dal primo giorno". Lo ha detto all'Adnkronos l'avvocato Antonio Ingroia, il legale della famiglia di Simona Cinà, la pallavolista palermitana di 20 anni, trovata morta sul fondo della piscina di una villa in cui c'era una festa di laurea, nell'agosto del 2025. Oggi la Procura di Termini Imerese (Palermo) ha chiesto l'archiviazione della inchiesta. Secondo i magistrati la ragazza sarebbe morta per una tragica fatalità e non ci sarebbero responsabili.

"Abbiamo atteso per mesi, mesi e mesi, con varie proroghe, richieste dal collegio dei consulenti tecnici nominati dal pubblico ministero, gli esiti della perizia di accertamenti medico legali che, appunto, non ci non ci hanno detto nulla sulla dinamica del decesso e ci hanno ribadito soltanto che è annegata e che aveva assunto rilevanti quantità di super alcolici. Ma questo, di per sé, non aiuta a ricostruire la dinamica dell'incidente anche perché c'è qualcosa che non funziona. Nel senso che i ragazzi ascoltati, anche quelli che dicono di essere stati con lei pochi minuti prima della presumibile entrata in acqua, da sola poi e non si capisce come mai dicono che era lucida", prosegue Ingroia, ex Procuratore aggiunto di Palermo.

"Quindi, le cose sono due: o era lucida, e c'è qualcosa che non funziona sulla dinamica, o era ubriaca e allora i ragazzi non hanno detto la verità. Mentre il pm ritiene che sia credibile la versione dei ragazzi e che nessuno quindi ha visto nulla". Ingroia annuncia, quindi: "Depositeremo la nostra 'controperizia', cioè la consulenza tecnica del nostro consulente, il professor Ricci, che riteniamo una autorità nel settore. Che svolge numerosissime osservazioni critiche sulla consulenza svolta dei pm e la nostra richiesta di opposizione alla richiesta di dove chiederemo che si facciano finalmente tutte le indagini necessarie, molte delle quali, purtroppo, sarà difficile recuperare perché sono state fatte malissimo nelle prime ore. Andava immediatamente sequestrata la villa, andavano fatto tutti gli accertamenti".

"Il pm ha impiegato buona parte della richiesta di archiviazione soltanto per escludere quello che noi non abbiamo ipotizzato l'omicidio volontario. Ma non ci è mai passato per la mente ipotizzare l'omicidio volontario, mentre il pm si dilunga, nella richiesta di archiviazione, nello spiegare che è illogico e irrazionale ipotizzare che qualcuno abbia affondato intenzionalmente e abbia fatta annegare Simona con la forza, visto che non ci sono segni di di violenza sul corpo- dice - Francamente noi non abbiamo mai ipotizzato un omicidio volontario, certo abbiamo rilevato che è stato totalmente trascurato dal pubblico ministero e anche dei periti una lesione alla sommità del capo che, secondo noi, andava maggiormente indagata, come dice il nostro consulente". E dice che i periti del pm "si sono attardati per mesi e mesi per accertamenti al fine di verificare se Simona avesse una malattia congenita cardiaca, e poi gli accertamenti hanno smentito questa ipotesi, quasi a cercare di risolvere il problema scaricando su presunte patologie occulte congenite di tipo cardiaco della ragazza, che invece era perfettamente sana". (di Elvira Terranova)

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