In edicola da oggi, un dossier esclusivo dedicato alla memoria del magistrato nel 50esimo anniversario del suo assassinio
L’Espresso dedica la copertina e un ampio speciale a Vittorio Occorsio, il magistrato assassinato il 10 luglio 1976 da Ordine Nuovo. Sul settimanale, in edicola da oggi, è pubblicata integralmente e in esclusiva la storica requisitoria pronunciata nel processo per diffamazione contro Eugenio Scalfari, allora direttore de L’Espresso, e Lino Jannuzzi, autore dell’inchiesta sul Piano Solo, in seguito assolti. Ad aprire il numero è l’editoriale del direttore Emilio Carelli che ricolloca la figura di Occorsio nel cuore della storia repubblicana, mettendo in luce il nesso tra la prima stagione dello stragismo, le trame eversive e la difesa della Costituzione. Una riflessione sull’attualità di quel coraggio civile e istituzionale, a cinquant’anni dall’assassinio del magistrato che aveva osato “guardare dentro lo Stato”.
Accanto alla requisitoria – un documento che rivendica la libertà di stampa come libertà di manifestazione del pensiero e chiama per nome le responsabilità emerse nel Piano Solo – L’Espresso pubblica la testimonianza del figlio Eugenio Occorsio, che ripercorre gli ultimi anni di vita del padre e il clima di isolamento in cui operava: «Eravamo soli a Roma, io a studiare per l’esame di diritto pubblico e lui a lavorare ai suoi processi. Non so se fu maggiore l’angoscia di scendere trafelato per le scale dopo aver sentito le raffiche, o quella di telefonare a mia mamma e mia sorella, che erano fuori Roma».
Il contesto storico è ricostruito da Giovanni Salvi, già procuratore generale della Cassazione e presidente del comitato scientifico della Fondazione Vittorio Occorsio. «La requisitoria ha un valore storico, ci tramanda il ricordo del coraggio di un magistrato non ancora quarantenne, in un universo giudiziario gerarchico, che scruta i fatti e non se ne fa intimidire».
A sottolinearne il valore giuridico e civile è anche l’avvocato Franco Coppi, che definisce quel testo un punto di riferimento per la giustizia democratica: «La requisitoria può essere considerata un modello per tanti motivi, per tutti quei motivi che vorremmo ritrovare negli interventi di un pubblico ministero nella discussione di una causa penale». Con questo numero, L’Espresso restituisce ai lettori un documento fondamentale per comprendere uno dei passaggi più oscuri della Repubblica e riflettere sul rapporto tra giustizia, informazione e democrazia.