Bari, cadavere 68enne in un negozio cinese. Titolare confessa: "L'ho ucciso per debito di 30 euro"

Ha ammesso di aver soffocato la vittima con un sacchetto di plastica

Rilievi dei carabinieri, nel riquadro Michelangelo Scamarcia. Foto da 'Chi l'ha visto?'
Rilievi dei carabinieri, nel riquadro Michelangelo Scamarcia. Foto da 'Chi l'ha visto?'
02 maggio 2026 | 12.14
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Ha confessato di aver soffocato con un sacchetto di plastica e ucciso Michelangelo Scamarcia, 68 anni, di Carbonara di Bari, e di averlo fatto per un contrasto insorto con la vittima per un debito di appena 30 euro. Così il commerciante di nazionalità cinese Lin Wei, sottoposto ieri sera dai carabinieri della Compagnia di Bari-San Paolo e dalla Procura della Repubblica, a fermo di indiziato di delitto per omicidio volontario, occultamento di cadavere e utilizzo indebito della carta di inclusione.

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Il ritrovamento del cadavere

Il cadavere del 68enne, scomparso dal 31 marzo scorso dallo stesso quartiere, è stato trovato ieri mattina in stato di decomposizione nel negozio, gestito dal commerciante nel centro di Carbonara alla periferia del capoluogo pugliese. Interrogato alla presenza del difensore, oltre ad ammettere il delitto, ha riferito di essersi accordato con la vittima per effettuare una transazione sul Pos dell'esercizio commerciale per una cifra di 600 euro mediante la carta del reddito di inclusione di cui Scamarcia usufruiva. La carta non consente il prelievo di contanti, ma solo l'acquisto di beni presso negozi.

Sempre secondo il suo racconto gli avrebbe promesso la restituzione della somma di 530 euro, trattenendone per sé 70 quale compenso per l'operazione. Non gli avrebbe però consegnato l'intera somma pattuita, ma solo 500 euro. Per questo sarebbe sorto un contrasto per la residua somma di 30 euro. Secondo quanto accertato dal medico legale nel corso di accertamenti e un sopralluogo preliminari la morte di Scamarcia, avvenuta in modo violento, risalirebbe a un periodo non inferiore a 10-15 giorni.

Il provvedimento di fermo è stato emesso per evitare il pericolo di fuga in quanto l'indagato, pur avendo la residenza anagrafica a Carbonara, da almeno un anno non risulta vivere all'indirizzo di residenza, ma nei locali dell'esercizio commerciale dove è stato rinvenuto il cadavere. Il negozio, peraltro, ora è sequestrato e in stato di precarietà e degrado. Secondo quanto emerso dall'interrogatorio tutti i suoi familiari si trovano in Cina e l'uomo avrebbe avuto intenzione di chiudere l'esercizio commerciale di Carbonara, una circostanza accertata anche durante il sopralluogo: i locali erano in disordine e con gli scaffali parzialmente vuoti. Il 42enne ha anche riferito che avrebbe voluto andarsene da Bari per andare nel suo Paese o a Prato.



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