Migranti, Save the Children: "Diritti minori a rischio con nuovo Regolamento europeo"

L'Organizzazione lancia la campagna #StandUpforEveryChild

Migranti minori - Fotogramma
Migranti minori - Fotogramma
23 luglio 2026 | 17.10
Manuela Azzarello
LETTURA: 3 minuti

Save the Children, in vista dell'adozione del nuovo Regolamento europeo sui rimpatri, lancia la campagna 'Stand Up for Every Child' affinché "i decisori politici considerino prioritari i diritti e la sicurezza dei bambini nelle politiche migratorie", ricordando che "ogni normativa in materia di politiche migratorie deve essere conforme al diritto dell’Unione Europea e che la protezione dei minori deve prevalere sulle logiche di controllo delle frontiere". Tra i rischi, "la detenzione prolungata (fino a 30 mesi), il trasferimento in Paesi in cui non hanno mai messo piede e una riduzione delle garanzie procedurali". Per questo i ceo di Save the Children dei vari paesi europei hanno diffuso un video invitando alla mobilitazione in difesa dei diritti dei minori utilizzando l'hashtag '#StandUpForEveryChild', per ricordare che "al centro di tutto ci sono i bambini e i loro diritti".

"Prima di essere migranti, rifugiati o richiedenti asilo, sono bambini - afferma Daniela Fatarella, ceo di Save the Children Italia - E un bambino resta un bambino, ovunque sia nato e qualunque sia il suo status. Per questo guardiamo con preoccupazione all'approvazione del nuovo Regolamento europeo sui rimpatri. Nel momento in cui gli Stati membri saranno chiamati a tradurla in norme nazionali, chiediamo che il superiore interesse del minore sia sempre posto al centro della sua attuazione. Prima delle frontiere, vengono i diritti dei bambini. Chiediamo a tutti di far sentire la propria voce e di unirsi a noi per difenderli. Perché quando sono in gioco i diritti dei bambini, non è possibile restare in silenzio".

“Quando questa nuova legge verrà adottata a settembre, i minori potrebbero essere trattenuti per oltre due anni o inviati in Paesi in cui non hanno mai messo piede - spiega Luz Larosa, responsabile di Save the Children Europa - Ciò segna un profondo allontanamento dal principio secondo cui ogni bambino deve essere trattato innanzitutto come un bambino, e non in funzione della sua condizione di migrante. I governi avranno ora l'ultima parola nel determinare il reale impatto della legge su bambini e famiglie e nel garantire che i diritti dei minori rimangano al centro della nuova normativa, assicurando che tutte le disposizioni siano conformi al diritto dell'Ue e che la sua attuazione non avvenga a scapito dei bambini. Dobbiamo assicurarci di agire nel modo giusto: non è troppo tardi”.

"Gli Stati membri non devono considerare la propria responsabilità esaurita con la conclusione dell'iter legislativo - evidenzia Isla Ramos, ceo di Save the Children Spagna - Rimangono i diretti responsabili dell'impatto che la norma avrà sui bambini nei rispettivi Paesi: i governi devono garantire che nessuna disposizione violi il diritto dell'Ue, in particolare la Carta dei diritti fondamentali". "Il trattenimento o addirittura il trasferimento di un bambino in un Paese straniero in cui non è mai stato, non può in alcun modo essere considerato nel suo interesse - aggiunge Florian Westphal, ceo di Save the Children Germany - Gli Stati membri dell’Ue sembrano essere disposti a mettere in discussione i principi che essi stessi hanno affermato di voler difendere in nome della protezione delle frontiere. Chiediamo a tutti coloro che ricoprono ruoli di responsabilità di non permettere che questo accada. E chiediamo ai cittadini europei di far sentire la propria voce e di non accettare che bambini siano trattati in questo modo”.

“Nessun bambino dovrebbe mai essere privato della libertà per motivi legati alla migrazione - afferma Pim Kraan, ceo di Save the Children Paesi Bassi - Già oggi le politiche in vigore espongono i minori al rischio di essere trattenuti o collocati in strutture chiuse semplicemente perché cercano protezione. Con le nuove norme europee, questo rischio potrebbe aumentare ulteriormente”. “Nessuna politica migratoria può dirsi legittima se riduce i minori a semplici pratiche amministrative - conclude Gabriela Alexandrescu, ceo di Save the Children Romania - Gli Stati membri hanno il dovere di garantire che ogni bambino venga ascoltato, protetto e sostenuto, senza ricorrere alla detenzione o alla separazione dai familiari, né adottare decisioni che ne sacrifichino il futuro in nome del controllo delle frontiere. L’Unione Europea difende i propri valori solo quando antepone i diritti dei minori a qualsiasi confine”.

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