Agenas: "Ci sono buoni risultati in 16 Regioni su 21; in 9 si registrano importanti miglioramenti rispetto all'anno precedente e 7 confermano una elevata percentuale di rispetto dei tempi massimi di garanzia raggiunti nel 2025"
Il 'grande fratello' delle liste d'attesa. Parafrasando una famosa trasmissione televisiva, è la missione della nuova piattaforma nazionale di monitoraggio che punta proprio a scovare i ritardi e aiutare le Regioni in ritardo nel fornire ai cittadini esami e visite nei tempi previsti. E' stato pubblicato e presentato a Roma il 'Cruscotto 2.0': tutti i cittadini possono accedere sul sito dell'Agenas (www.portaletrasparenzaservizisanitari.it) e verificare se la Regione dove risiedono rispetta i tempi. Con 65 milioni di prenotazioni (31,8 milioni di visite e 33,2 milioni di esami diagnostici) acquisite nella piattaforma tra gennaio 2025 e aprile 2026, relative a tutte le strutture del settore pubblico e privato accreditato, Agenas dispone oggi di una base dati quasi unica in Europa. Ma cosa ci dicono i dati 2026 rispetto al 2025? Intanto che si muove qualosa rispetto al passato: "Ci sono buoni risultati in 16 Regioni su 21; in 9 si registrano importanti miglioramenti rispetto all'anno precedente e 7 confermano una elevata percentuale di rispetto dei tempi massimi di garanzia raggiunti nel 2025". Ci sono ancora note dolenti. Tra gennaio e aprile 2026, sui circa 12 milioni di prenotazioni acquisite dalla Piattaforma nazionale delle liste d’attesa, 1,5 milioni di prime visite e 900mila esami diagnostici sono rimasti fuori dai tempi di garanzia: vuol dire 2,4 milioni di visite ed esami in ritardo.
Per gli esami diagnostici, "buoni risultati in 15 Regioni su 12; 6 in netto miglioramento rispetto al 2025 e 9 con una elevata percentuale di garanzia già raggiunta nel 2025". Alcune Regioni segnano il passo, "non evidenziano miglioramenti", chiarisce l'Agenas. Tra queste, tuttavia, "vi sono Regioni che mantengono, comunque, una buona percentuale di rispetto dei tempi, superiore all'80% (la Sicilia per per le prime visite e il Piemonte per gli esami diagnostici)". Alcune Regioni, pur non migliorando globalmente, "riducono i tempi di attesa su singole prestazioni e classi di priorità", prosegue il report del Cruscotto 2.0. "Ad esempio, la Regione Abruzzo registra un netto balzo in avanti dal 76,5% all'85,6% per le prime visite nella classe priorita U (urgente) tra il primo quadrimestre 2025 e il primo quadrimestre 2026; analogalmente si registra un miglioramento nella classe U per gli esami diagnostici dal 66% all'82,4%".
Guardando gli andamenti regionali del 2026 per le prime visite, in testa c'è la Basilicata, con il 98,8% di rispetto dei tempi, seguita da Marche al 94,7%, Veneto al 92,8% e Lazio al 90,6%. Sopra l'80% si collocano anche Molise con l'88,8%, Calabria con l'87,0%, Campania con l'85,8%, Liguria con l'83,1%, Sicilia con l'80,6%, Lombardia con l'80,3% e Provincia autonoma di Bolzano con l'80,0%. Seguono Emilia Romagna al 77,7%, Valle d'Aosta al 77,1%, Toscana al 76,8%, Abruzzo al 73,6%, Piemonte al 71,2%, Friuli Venezia Giulia al 68,3%, Umbria al 63,1%, Sardegna al 62,5%, Puglia al 56,2% e Provincia autonoma di Trento al 56,1%.
Per gli esami diagnostici, la graduatoria 2026 vede invece al primo posto il Veneto, con il 97,6% di rispetto dei tempi, davanti a Campania con il 96,3%, Basilicata con il 94,9%, Marche con il 92,4% e Toscana con il 90,1%. Seguono Molise all'89,8%, Emilia Romagna all'89,2%, Lazio all'88,7%, Liguria all'86,3%, Calabria all'85,0%, Lombardia all'84,8%, Piemonte all'81,3% e Friuli Venezia Giulia all'80,4%. Sotto la soglia dell'80% si collocano Provincia autonoma di Bolzano al 77,5%, Sardegna al 77,3%, Provincia autonoma di Trento al 75,5%, Sicilia al 72,8%, Valle d'Aosta al 69,2%, Abruzzo al 65,0%, Puglia al 64,1% e Umbria al 62,8%.
"Dopo più di 47 anni dalla sua fondazione, l'Italia oggi ha una piattaforma nazionale dedicata al monitoraggio delle liste di attesa. Questo è uno strumento di trasparenza ed è finalmente operativo. Questo fino ad oggi non era mai accaduto. C'erano dati, esperienze, sistemi regionali diversi tra di loro, ma mancava una visione nazionale, una capacità di lettura integrata, omogenea, tempestiva. Un vuoto che è durato quasi mezzo secolo e che oggi viene colmato". Così il ministro della Salute, Orazio Schillaci, in videocollegamento alla presentazione della piattaforma. "Il Governo ha voluto fortemente il decreto legge 73 sulle liste d'attesa perché sappiamo bene cosa significa aspettare mesi, per esempio per una visita oncologica. Lo sappiamo tutti e sappiamo che questo non è accettabile - ha ricordato il ministro - Ridurre le attese significa garantire un diritto fondamentale sancito dalla nostra Costituzione, che è il diritto alla salute. Significa anche qualcosa di più difficile da misurare, ma altrettanto importante: restituire fiducia dei cittadini nel servizio pubblico".