L'11enne venne ucciso a colpi di pistola a Palermo nel 1986 per motivi mai chiariti. Ora spunta un'intercettazione in cui il capomafia Galatolo parla con un ex consigliere comunale di un'assuzione per il figlio proprio nella ditta di Domino
“Conosco Mimmo Russo da almeno 40 anni. Lui c’era quando mio figlio Claudio venne ucciso, era in nostra compagnia. Quindi, non posso certamente negare di conoscerlo, ma non mi ha mai fatto alcuna segnalazione. Ripeto, non mi ha mai segnalato personaggi o parenti legati ai boss di Cosa Nostra”. A parlare con l’Adnkronos è Antonio 'Ninni' Domino, il padre di Claudio Domino, il bambino di 11 anni ucciso il 7 ottobre del 1986 a colpi di pistola in via Fattori a Palermo, proprio davanti alla cartolibreria della famiglia Domino. Claudio era in strada a giocare. Pochi minuti prima delle 21 si sentì chiamare da un giovane a bordo di una motocicletta di grossa cilindrata. Senza scendere dalla sua Kawasaki, con il volto coperto da un casco integrale, il giovane chiese al bambino di avvicinarsi. Nella sua innocenza, Claudio lo fece. Il giovane puntò una calibro 7,65 alla fronte del bambino ed esplose un colpo a bruciapelo. Claudio non ebbe la minima possibilità di sopravvivere. Un omicidio avvenuto nel pieno dello svolgimento del maxiprocesso, con Cosa nostra che scelse addirittura di prendere pubblicamente le distanze da quell’omicidio.
Sono trascorsi 40 anni ma quell’omicidio è rimasto un mistero. Non si conoscono né mandanti né esecutori. I genitori, Antonio, detto Ninni, e Graziella, non si sono mai fermati nella ricerca della verità. E oggi sono rimasti colpiti quando hanno letto le intercettazioni emerse nell’ambito dell’inchiesta che ieri ha portato all’arresto di 13 persone della famiglia mafiosa dell’Acquasanta. Tra loro anche il boss Raffaele Galatolo. In una intercettazione si legge che l’ex consigliere comunale Mimmo Russo nel 2023 provò a fare assumere il figlio del boss Angelo Galatolo in una ditta di pulizie che operava all’interno dell’ippodromo. Ma il titolare della ditta era, appunto, Antonio Domino. E il figlio del boss non avrebbe accettato l’offerta. “Lei consuma a quel cristiano… ma non lo sa che lo mette nei guai pure a quello sfortunato, che già ha avuto la disgrazia per fatti suoi. C’è un conflitto di interessi”. Dopo un po’ di tempo il boss, nel 2024, incontrò il politico e gli disse: “Minc.. a mio figlio lo portasti da quello che fa antimafia”.
“Io non ho mai visto questo signore e Mimmo Russo, ribadisco, non me l'ha mai segnalato. Lo apprendo solo ora”, dice Domino. “Lei mi fa tornare indietro nel tempo, quando venne ucciso mio figlio. Ricordiamoci che in quel periodo i Galatolo e i Fidanzati erano boss indiscussi – dice ancora Domino - non lo so in che maniera loro possano essere a conoscenza anche delle motivazioni del barbaro omicidio di mio figlio. Certo, da come lui parla, da questa intercettazione, parla di ‘disgrazia’ che noi abbiamo avuto. Non credo che i boss di questo calibro, che negli anni ‘80 e ‘90 dettavano legge a Palermo, non possa essere a conoscenza dei motivi per cui il mio Claudio fu ammazzato”.
“Certo, devo riconoscere che forse Galatolo, con questa sua espressione, avrà avuto dei sentimenti di padre e ha capito perfettamente che tragedia abbiamo vissuto. Tanto è vero che dice di me ‘questo sfortunato ha avuto questa disgrazia, lo vuoi consumare?’. Quindi è cosciente che una presenza di queste famiglie, diciamo appartenenti, a Cosa Nostra avrebbero causato grossissimi guasti alla mia famiglia e alla mia piccola azienda”, dice Domino.
E aggiunge: “La domanda che mi pongo è che sa che cosa significa quel nome in un'azienda del genere”. “Come sapete, noi, mia moglie Graziella e io, cerchiamo da sempre la verità su mio figlio. Giriamo le scuole e non siamo mai stati benevoli con i boss. Ci siamo fatti anche molti nemici, ma l'importante è che ci siamo fatti molti amici, con i ragazzi che rappresentano il futuro delle nuove generazioni”. (di Elvira Terranova)