Nella Capitale una giornata-evento dedicata al Pontefice argentino. Il ricordo dell'infermiere:
Oggi, martedì 21 aprile, ricorre un anno dalla morte di papa Francesco, scomparso nel lunedì dell’Angelo del 2025. Il Pontefice argentino sarà ricordato con messe commemorative in tutto il mondo. Roma gli dedica una giornata-evento con diversi appuntamenti tra cui lo svelamento di una lapide commemorativa nella basilica di S. Maria Maggiore. Il Pontefice che ha scelto di chiamarsi come il Poverello di Assisi sarà ricordato anche dai frati che a Francesco dedicheranno una messa oggi alle 18 nella chiesa inferiore della Basilica.
“Papa Francesco - dice il custode di Assisi, fra Marco Moroni - ci ha aiutati a guardare alla bellezza e alla gioia del Vangelo e ci ha ricordato, non solo con le parole, ma con tanti gesti significativi e a volte sorprendenti, la tenerezza di Dio, la bellezza della fraternità e dell'amicizia sociale, il forte legame che ci unisce a tutta la creazione. Ci ha lasciato un ‘pieno’ che rimane sicuramente da esplorare, da approfondire e da vivere”. Il frate custode ricorda che “nelle tre visite in Basilica e in tante altre occasioni ha offerto a tutti noi sollecitazioni molto forti a vivere con fermezza e creatività secondo la logica evangelica di Francesco d'Assisi”.
Il Pontefice sarà ricordato con una giornata-evento a Roma articolata in diversi appuntamenti e promossa dall'organizzazione internazionale Scholas Occurrentes con l'obiettivo di custodire e rilanciare l'eredità culturale, spirituale ed educativa lasciata dal Pontefice argentino. “Un'intera giornata come spazio di memoria viva e testimonianze, che inizia al mattino con incontri e relazioni nella Casina Pio IV in Vaticano, seguito da un film inedito con lo stesso papa Francesco come attore, e un evento la sera all'Auditorium della Conciliazione con la presenza di celebrità internazionali e cantanti come l'italiana Arisa e l'indonesiana Happy Salma”, fa sapere l’organizzazione nata su impulso di Bergoglio.
Nella Basilica di S. Maria Maggiore alle 17 in Cappella Paolina sarà svelata una lapide commemorativa a perenne memoria dello speciale legame tra papa Francesco e la venerata Icona della Salus Populi Romani, di fronte alla quale sostò e pregò 126 volte durante il suo pontificato. Alle 18 la messa all’Altare Papale, durante la quale sarà data lettura del messaggio di papa Leone XIV, impegnato nel viaggio apostolico in Africa. La lapide, sul lato destro della Cappella nel senso di entrata, è stata elaborata sul modello delle altre già presenti e dedicate alla memoria di Pio XII. Nel testo, in latino, viene riportato: ‘Francesco Sommo Pontefice che sostò 126 volte in devota preghiera ai piedi della Salus Populi Romani per sua volontà riposa in questa Basilica Papale 21 aprile 2026 Primo anniversario della morte’. La scritta, realizzata in bronzo, è composta da 160 caratteri di due diverse dimensioni.
A ricordare gli ultimi giorni di papa Bergoglio è stato ieri, ospite di Bruno Vespa, l'infermiere del Pontefice, Massimiliano Strappetti. Mancavano 11 giorni alla sua morte, il 10 aprile 2025, quando Papa Francesco volle visionare i restauri all'interno della Basilica di San Pietro. In dosso aveva un poncho e pantaloni neri, non i tradizionali abiti pontifici: "Bergoglio era così. Mi ha detto 'Voglio andare in Basilica'. Io gli dissi: 'Guardi, non si può andare così, lei ha il poncho, io senza la giacca. Forse è poco opportuno'. 'No, no, andiamo, andiamo, andiamo. Io sono il Papa'. E siamo andati, e questo è il risultato". Jorge Mario Bergoglio, prosegue Strappetti, "era una persona di una umanità infinita. Mi manca il suo umorismo, anche perché al mattino ero sempre il primo a vedere il Santo Padre. Il nostro era proprio un rapporto di fiducia".
Alla domanda di Vespa se Francesco avesse avuto un brutto carattere, risponde: "Aveva un bel carattere, diciamo, quindi si faceva rispettare. Facevamo sempre quello che diceva lui, anche se a volte poi si lasciava convincere". Gli ultimi momenti di Papa Francesco sono stati "momenti belli dal punto di vista di quello che mi ha lasciato, ma anche molto tristi perché ci ha lasciato rapidamente e, soprattutto, non ce lo aspettavamo. Mi strinse la mano, mi guardò negli occhi ed entrò in coma. Sinceramente non ce lo aspettavamo - prosegue Strappetti - La domenica di Pasqua era un po' sofferente, riuscì a fare tutto ed era molto contento. Era tornato dal giro in piazza San Pietro con una contentezza infinita: lui amava stare tra la gente e il regalo più grande che gli potessi fare era riportarlo fra la gente".
A proposito di quell'ultimo giro a bordo della Papamobile, nel tardo pomeriggio di Pasqua, l'assistente medico di Papa Francesco ricorda: "Fui io a chiedergli se voleva andare in piazza e lui mi disse di sì. Mi disse: 'Come faccio ad andare?' Gli ho detto: 'Non si preoccupi, ci penso io'. Lo feci salire sulla jeep e abbiamo fatto questo giro. Al ritorno, emozionato, con le lacrime agli occhi, mi disse: 'Grazie per avermi riportato in piazza'".
Come “il Papa che ha posto domande difficili e tuttavia inevitabili alla sua Chiesa e al mondo", lo ricorda il rabbino e scrittore argentino Abraham Skorka sull’Osservatore Romano. "Ha predicato con empatia la fraternità che deve unire tutta l’umanità. La sua vita è stata un grido alla coscienza di individui, popoli e nazioni; gli eventi futuri ci mostreranno quanto l’umanità lo avrà ascoltato - scrive Skorka -. Nutriva un affetto molto particolare per il popolo ebraico. Ha dato prova di un impegno straordinario nella lotta contro l’antisemitismo. Dinanzi a espressioni di odio contro gli ebrei, in Argentina ma anche nel resto del mondo, la sua reazione era sempre immediata ed energica. Quanto affermo non nasce da opinioni soggettive, ma si basa su documenti inconfutabili”.