Un imprenditore di Viareggio davanti alle telecamere di Dritto e Rovescio ha esibito la propria vita fatta di massaggi, auto di lusso e acquisti nelle prestigiose gioiellerie della Versilia
"Posso spendere 30mila euro in un giorno". Si vanta in tv, esibisce la propria ricchezza e finisce nel mirino della Guardia di Finanza. Risultato? Viene scoperta una maxi-evasione. Un imprenditore di Viareggio davanti alle telecamere di Dritto e Rovescio ha esibito la propria vita fatta di massaggi, auto di lusso e acquisti nelle prestigiose gioiellerie della Versilia. È proprio quel servizio televisivo, dal titolo "Sono ricco e spendo 30mila euro in un giorno", ad aver attirato l’attenzione della Guardia di Finanza del Comando provinciale di Lucca, che ha avviato accertamenti sul tenore di vita dell’uomo, risultato secondo le Fiamme Gialle sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.
Gli approfondimenti condotti dal Gruppo di Viareggio hanno portato i finanzieri a estendere i controlli anche a un’Associazione sportiva dilettantistica attiva nel settore delle palestre e rivolta, secondo quanto emerso dalle verifiche, a una clientela di fascia elevata. L’uomo era stato nel tempo dipendente e rappresentante legale dell’associazione. Al termine dell’attività ispettiva, secondo quanto riferito dalla Guardia di Finanza, sarebbe emerso un articolato sistema di fatturazione tra società collegate e il presunto utilizzo illegittimo del regime fiscale previsto per gli enti associativi senza scopo di lucro. In particolare, l’associazione avrebbe omesso di dichiarare redditi per 376.963 euro e Iva dovuta per 101.854 euro, per un totale di circa 478mila euro.
Secondo gli investigatori, la palestra non avrebbe presentato caratteristiche solidaristiche e sportive tali da giustificare l’applicazione delle agevolazioni fiscali riservate alle associazioni senza scopo di lucro. L’attività, al contrario, sarebbe stata organizzata secondo modalità riconducibili a un’impresa commerciale.
Sempre secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, per mascherare la presunta finalità commerciale sarebbe stata costituita una seconda società, anch’essa riconducibile allo stesso rappresentante legale. La società sarebbe risultata formalmente proprietaria dei macchinari utilizzati dalla palestra, che venivano concessi in locazione all’associazione attraverso il pagamento di canoni.
Gli accertamenti bancari avrebbero consentito ai finanzieri di ricostruire i rapporti tra l’associazione e la società proprietaria dei macchinari, evidenziando, secondo gli investigatori, il trasferimento di somme di denaro dall’ente alla società collegata.
Tra gli elementi considerati dagli investigatori anche la creazione di un marchio della palestra e la possibilità per i clienti di acquistare merchandising di lusso, attività ritenute incompatibili con la natura dichiarata di ente senza scopo di lucro. Alla luce delle risultanze raccolte, la Guardia di Finanza ha quindi proceduto alla riqualificazione dell’Associazione sportiva dilettantistica come impresa commerciale, con il conseguente disconoscimento delle agevolazioni fiscali applicate. Gli importi contestati e le conclusioni dell’attività ispettiva dovranno ora seguire il relativo iter previsto dalla normativa fiscale e tributaria.