Il 22enne marocchino era stato notato mentre cercava di lanciare nel carcere cinque plichi insieme a due complici: dentro c'erano 600 grammi di hashish e due telefoni. Nella tentata fuga era caduto ed era stato portato all'ospedale, dove avrebbe cercato di nuovo di scappare
È indagato per tentato omicidio l'agente di polizia penitenziaria che, nel pomeriggio di domenica 16 agosto, ha esploso tre colpi di pistola nel pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano di Prato, ferendo a una gamba un 22enne marocchino che stava tentando di fuggire. L'episodio è avvenuto poco dopo le 16.30, nella zona del pronto soccorso, compresa tra la cosiddetta 'camera calda', lo spazio coperto destinato all'arrivo delle ambulanze, e la sala di decontaminazione vicino al triage.
La vicenda si inserisce in un quadro più ampio: l'ennesimo episodio, legato alla sicurezza dentro e intorno al carcere della Dogaia. Secondo il procuratore di Prato Luca Tescaroli all'esterno del carcere non c'era un solo uomo, impegnato nel lancio dei plichi, ma tre: due complici e il 22enne marocchino. Quest'ultimo, dopo aver tentato di far cadere dentro al carcere i plichi per cinque volte, è caduto nel tentativo di scappare ed è stato trasportato al Santo Stefano. Nei plichi c'erano 600 grammi di hashish e due telefoni cellulari. I tre sono stati arrestati. In manette è finito anche un quarto complice che, già detenuto, avrebbe recuperato i plichi caduti oltre il muro nel cortile della struttura.
La ricostruzione degli investigatori descrive un sistema organizzato: c'erano la persona, incaricata del lancio dall'esterno e il detenuto pronto a recuperare il materiale una volta superato il muro di cinta.
È al Santo Stefano, che si è verificato il secondo episodio, quello che ha portato all’iscrizione dell'agente nel registro degli indagati. Secondo la Procura, sulla base dei filmati acquisiti, i tre colpi sono stati esplosi contro il ragazzo, mentre tentava di allontanarsi.
Sarà l’inchiesta, spiegano dalla Procura, a stabilire perché l'agente abbia deciso di utilizzare l'arma da fuoco, quale fosse la distanza tra il poliziotto e il giovane, la successione esatta dei tre spari e se, in quelle circostanze, ricorressero i presupposti per l'uso dell'arma. L'iscrizione per tentato omicidio rappresenta, naturalmente, un atto d'indagine e non equivale a un'affermazione di responsabilità, fanno sapere dalla Procura.
Gli spari hanno tuttavia provocato momenti di paura nel pronto soccorso. Nessun'altra persona, tra pazienti, accompagnatori e personale sanitario, è rimasta colpita dai proiettili. Sul posto sono intervenuti carabinieri, polizia e personale della vigilanza privata.