Pro Vita Famiglia, Italia affossa definizione biologica di genere, Tajani riferisca subito

Sdegno e rammarico per l’ennesimo voto pro gender della delegazione italiana alla Commissione Onu sullo Status delle Donne

Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia
Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia
20 marzo 2026 | 09.13
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Pro Vita & Famiglia esprime sdegno e rammarico per l’ennesimo voto pro gender della delegazione italiana alla Commissione Onu sullo Status delle Donne (Csw70) che si è conclusa oggi a New York. ''L’Italia ha vergognosamente votato sì alla proposta del Belgio di non intervenire, quindi de facto di boicottare e affossare, su un’altra proposta, quella degli Usa, dal titolo 'Protezione di donne e ragazze attraverso una terminologia appropriata' che non chiedeva nulla di nuovo né di assurdo, ma anzi di ovvio, ovvero che la parola 'genere' venisse interpretata nel senso scientifico, naturale e biologico del termine e nel senso che fu concordato a Pechino nel 1995, quando 189 paesi, tra cui la stessa Italia, la sottoscrissero'', dichiara Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia.

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''Questo secondo voto, dopo quello del 9 marzo scorso, quando l’Italia si è accodata all’approvazione del documento finale che parla di aborto come 'diritto' di donne trans equiparate alle vere donne e di finanziamenti a lobby Lgbt e transfemministe, conferma che è in atto un tradimento da parte del Governo, sulla scena internazionale, a discapito degli italiani, che nel 2022 hanno votato una maggioranza conservatrice, che si è sempre detta pronta a difendere la famiglia, la vita e la donna, ma che invece non ha avuto questo coraggio all’Onu - conclude Brandi - Ci aspettiamo chiarimenti immediati da parte del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che aveva la diretta responsabilità di indicare le linee guida alla delegazione italiana e al quale avevamo già chiesto spiegazioni con una Pec formale rimasta senza risposta''.

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