Nel 2025 più di 22.600 civili sono stati uccisi da armi esplosive in almeno 65 paesi e territori. Nonostante un calo del 21 percento rispetto all'anno precedente, attribuito principalmente ai cessate il fuoco in Palestina e Libano, il livello di mortalità civile rimane gravemente elevato. L'Anvcg rilancia i dati del nuovo Rapporto internazionale sulle armi esplosive e rinnova l'appello ai governi a dare attuazione alla Dichiarazione Politica del 2022 sulla protezione dei civili.
L'Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (Anvcg), membro della International Network on Explosive Weapons (Inew), accoglie con attenzione la pubblicazione dell'Explosive Weapons Monitor 2025, il rapporto annuale elaborato da un'iniziativa della società civile internazionale con dati raccolti direttamente sul campo in decine di paesi colpiti da conflitti armati. Il documento offre una fotografia aggiornata e documentata dell'impatto umanitario delle armi esplosive nelle aree popolate e costituisce uno strumento fondamentale per orientare le politiche di protezione civile a livello internazionale.I risultati del rapporto confermano una tendenza preoccupante, che Anvcg segue con costante attenzione, e che richiede risposte concrete da parte degli stati.
Per il terzo anno consecutivo, comunità di 13 paesi e territori (tra cui Ucraina, Sudan, Myanmar, Yemen e Palestina) hanno subito bombardamenti quotidiani sulle zone abitate. Le forze armate statali sono responsabili dell'85 percento di tutti gli incidenti che hanno colpito civili e infrastrutture civili.
Particolarmente grave è l'escalation degli attacchi che hanno colpito servizi essenziali: gli attacchi a strutture e operatori umanitari sono aumentati del 52 percento, con almeno 1.688 incidenti registrati in 17 paesi; gli attacchi a scuole, insegnanti e studenti sono aumentati del 64 percento, con 1.416 incidenti in 27 paesi; almeno 1.272 incidenti hanno coinvolto strutture sanitarie e operatori della salute in 22 paesi; sistemi idrici e alimentari sono stati colpiti in almeno 15 paesi, con conseguenze dirette sulla sopravvivenza delle popolazioni.
“L’impatto umanitario delle armi esplosive non si arresta. La protezione dei civili nei conflitti armati non è solo un obbligo giuridico, ma una responsabilità morale condivisa” dichiara Michele Vigne, presidente Nazionale Anvcg. “Per questa ragione la nostra associazione condivide e rilancia le richieste di Inew agli Stati: riconoscere pubblicamente il danno causato dall'uso di armi esplosive nelle aree popolate e impegnarsi attivamente a ridurlo; aderire alla Dichiarazione Politica del 2022, se non ancora fatto, e promuoverne l'adozione più ampia possibile; rivedere le proprie politiche e dottrine operative per stabilire limiti chiari all'uso di armi esplosive in contesti urbani e abitati; collaborare con la società civile e le organizzazioni internazionali per garantire che gli impegni assunti producano effetti concreti sulla protezione dei civili”