Diventa definitiva la condanna a 19 anni e 4 mesi per Leandro Bennato, accusato di sequestro di persona a scopo di estorsione e detenzione ai fini di spaccio di 107 chili di cocaina. I giudici della Quinta sezione penale della Cassazione hanno respinto il ricorso presentato dalla difesa contro la sentenza emessa dalla Corte di Assise d’Appello di Roma nel maggio dello scorso anno. Nell’inchiesta dei pm Giovanni Musarò ed Erminio Amelio a Bennato, detto ‘il Biondo’ e ora detenuto in regime di 41 bis, si contesta l’accusa di sequestro a scopo di estorsione in relazione a tre diversi episodi commessi tra novembre e dicembre del 2022 per recuperare l'ingente quantitativo di sostanza stupefacente che gli era stata sottratta. Bennato, il cui nome compare anche nelle carte dell’inchiesta sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli ‘Diabolik’ e inserito nel contesto criminale attivo nella zona di Casalotti e Boccea, coinvolto in passato nell’inchiesta ‘Grande Raccordo criminale’, era stato fermato ad aprile 2023 dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma che hanno condotto le indagini.
Bennato, figura di spicco del narcotraffico nella Capitale, è accusato, insieme con Elias Mancinelli di essere il 'proprietario' di 107 chili di cocaina poi sottratta a Gualtiero Giombini che la custodiva per loro. In seguito al furto della droga, Bennato avrebbe tenuto segregato Giombini per diversi giorni all'interno di una baracca, privato degli abiti nonostante le temperature rigide, picchiato ripetutamente affinché rivelasse informazioni utili per recuperare la cocaina rubata e liberandolo solo dopo aver indicato il nome di Cristian Isopo come uno dei responsabili del furto. Giombini morirà poche settimane dopo essere stato sequestrato. Secondo l’atto d’accusa dei pm, Bennato ha agito quale “mandante del sequestro” e “regista” di tutte le fasi esecutive, ‘’dal momento in cui Giombini veniva privato della libertà personale, fino al momento della sua liberazione, disposta dallo stesso Bennato solo quando accertava che Giombini non poteva fornire ulteriori informazioni per consentire il recupero della droga sottratta’’. Anche Isopo poi, secondo quanto emerso dalle indagini, è stato sequestrato per dodici ore all'interno della stessa baracca in cui era segregato Giombini, legato ad una sedia con fascette da elettricista e picchiato ripetutamente fino a quando si è adoperato per restituirgli 77 chili della cocaina sottratta. Un terzo caso di sequestro di persona riguarda invece due donne, compiuto allo scopo di farsi restituire altri 7,7 chili della partita di droga. Una delle due donne fu liberata dopo circa 8 ore perché, secondo quanto ricostruito dalle indagini, era stata erroneamente sequestrata a causa dell’omonimia con la cugina. Oltre alla droga, per la liberazione, erano stati ‘restituiti’ circa 165mila euro provento della cessione di un’altra parte dello stupefacente sottratto.
Con la sentenza i supremi giudici hanno reso così definitiva la condanna per Bennato e per gli altri imputati, ad eccezione di Elias Mancinelli, che era stato condannato a 18 anni e 8 mesi, la cui posizione è stata stralciata a seguito della mancata trasmissione da parte della Corte di Assise d’Appello di Roma alla Cassazione del ricorso depositato da uno dei difensori. Intanto la procura di Roma nelle scorse settimana ha chiesto il rinvio a giudizio per Bennato nella nuova inchiesta per tortura aggravata dalla morte non voluta, accusa relativa alle torture subite da Giombini, poi deceduto.